Atreju 2014. La voce della destra negli anni di piombo: il ruolo delle radio alternative

“Con i mezzi di comunicazione ci si fa la rivoluzione”. Lo ha detto ad Atreju (L’isola che c’è) l’editore e scrittore Alessandro Amorese presentando ilo libro appena uscito di Alessandro Alberti Radio Alternative. La destra che comunicava via etere (Edizioni Eclettica). Con loro, al dibattito organizzato alla kermesse di Fratelli d’Italia, c’erano persone che le radio alternative in Italia le hanno fondate, in quei terribili e formidabili anni Settanta. Marina Vuoli, che insieme col marito Teodoro Buontempo ideò, aprì e condusse quella che era un po’ la “mamma” di tutte le radio vicine al Msi, Radio Alternativa; Raffale Zanon, detto Charlie, che a Padova aprì Radio Sole, inizialmente Radio Ovest; e poi Ignazio La Russa, che a Milano, insieme con l’indimenticato Franco Servello, fondò a Milano – e che Milano! – la prima, in ordine cronologico, delle radio di destra, Radio University, le cui antenne erano sul tetto dell’appartamento di Servello. «Oggi tutti vogliono la visibilità – ha detto La Russa – a quei tempi noi invece stavamo nascosti, altrimenti la bomba era sicura». Il libro di Alberti era un libro a lungo atteso, perché la storia delle radio “nostre” (oltre cento, secondo l’autore) è di fondamentale importanza non solo politicamente ma anche per quello a cui diedero vita, la musica alternativa, i dibattiti telefonici e anche gli stessi Campi Hobbit, che mutarono in qualche modo il costume di una destra che non voleva più essere costretta nel ghetto, ma voleva uscire allo scoperto perché aveva tanto da dire e da dare. Non si tratta di un’operazione nostalgia, ha precisato Amorese, ma semplicemente l’esigenza di raccontare dei fatti e un’epoca irripetibile. La storia, insomma, di questo Paese. Un libro atteso anche perché colma un vuoto che c’era su questo aspetto del volontarismo e della militanza delle migliaia di giovani del Fronte della Gioventù. Marina Buontempo, rievocando quegli anni, ha raccontato che Teodoro a un certo punto fu privato dei diritti civili per motivi politici e non si poté candidare alle elezioni. Elezioni dove avrebbe sicuramente trionfato perché aveva un vastissimo seguito tra i giovani missini della capitale (e non solo). Comunque, come al solito, Teodoro non si arrese, né si demoralizzò: con pochissimi soldi ma con tanto entusiasmo, aiutato dai giovani di via Sommacampagna, tra cui Raoul Vernarelli che aveva la “sfortuna” di abitare a venti metri dalla sede, aprì questa radio che divenne in poche settimane la più seguita dell’ambiente. “Sì, dice Marina, con la sola forza dell’entusiasmo attaccammo e colpimmo il sistema”, perché mentre la televisione anestetizza le coscienze, con la sua informazione faziosa nei confronti del Msi, la radio stimolava l’attenzione e la discussione. La radio era insomma la vetrina di tutte le iniziative sociali di Buontempo, non c’eram problematica cittadina che non venisse raccontata, sviscerata e approfondita dalle onde dell’emittente. La pubblicità consisteva nel consentire di esporre un adesivo della radio dei negozi in cambio di un passaggio pubblicitario… Parallelamente a Radio Alternativa, sulla quale gli aneddoti ironici e comici da raccontare sarebbero centinaia, svolgeva la sua funzione un’altra radio libera, Radio Contro, espressione di Lotta Popolare, la corrente missina attiva a Roma per alcuni anni, animata da Romolo Sabatini, Ruggero Bianchi e altri, anch’essa povera di mezzi ma ricca di iniziative. Tutti i relatori, da Zanon a Marina a La Russa, allo stesso autore, hanno posto l’accento sul clima che si respirava in quegli anni, dove chi era di destra non rischiava l’insulto, ma la vita: Zanon ha ricordato che a Padova ci fu il primo omicidio della Brigate Rosse, quello dei missini Mazzola e Giralucci, assassinati da un commando nella sede di via Zabarella solo perché “fascisti”. La Russa ha ricordato il clima particolarmente difficile di Milano, da cui poi partì ai primi anni Settanta la campagna per il Msi fuorilegge, cosa che condizionò sempre tutti gli atti della classe dirigente missina, che sapeva che da un momento all’altro avrebbe potuto essere decapitata politicamente e istituzionalmente. Forse per questo Almirante non accettò l’idea di creare un network nazionale di radio di destra, per prudenza, o forse solo perché i tempi non erano maturi. “Fu certo un’occasione persa, nota La Russa, ma oggi non la perderei…”.