Arresto D’Erme, la versione di Militia Christi: «Così i centri sociali ci aggredirono». E la Questura conferma

Finisce in carcere Nunzio D’Erme, uno dei leader dei disobbedienti romani ed ex-consigliere comunale in Campidoglio per Prc, già arrestato nel 2003 per alcuni scontri nel quartiere dell’Eur. Insieme a lui è stato arrestato, ma posto ai domiciliari, Marco Bucci, anch’egli storico esponenti dei Movimenti antagonisti romani. I due sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e procurata evasione per aver violentemente aggredito a Cinecittà, in occasione di un convegno sulla Diversità gay, due militanti di Militia Christi e due agenti di polizia che avevano cercato di proteggere i due ragazzi dall’assalto degli antagonisti romani.
«Il 21 maggio 2014 – raccontano gli esponenti di Militia Christi – due militanti del Movimento Politico Cattolico sono stati aggrediti da più di una ventina di esponenti dei centri sociali i quali hanno anche aggredito i due poliziotti corsi in loro difesa».
Il gravissimo episodio è avvenuto nel VII Municipio di Roma Capitale a margine di un convegno presieduto dall’onorevole Celeste Costantino, esponente di Sel, con la quale i due esponenti del Movimento cattolico avevano chiesto di parlare.
La Costantino, «infatti – rivela la stessa Militia Christi – aveva pesantemente accusato il Movimento Cattolico che aveva diffuso una lettera nelle scuole dell’infanzia del Comune di Roma per allertare i presidi delle stesse di un’iniziativa, di cui erano all’oscuro anche i genitori, volta a promuovere la teoria del gender tra i bimbi dai due ai sei anni».
«Considerato lo svolgimento del convegno – ricordano ora gli esponenti del Movimento Cattolico – i due militanti avevano, però, rinunciato ad ogni forma di intervento, lasciando all’onorevole Costantino soltanto copia della suddetta lettera con un invito ad un possibile futuro pacifico dibattito. Prima di uscire dal Municipio, venivano raggiunti dagli attivisti dei centri sociali che, capitanati da Nunzio d’Erme, li avevano precedentemente riconosciuti e aspettati per poi aggredirli».
«Questi i fatti – conclude Militia Christi – diffidiamo chiunque dal diffondere notizie false e diffamanti, riservandoci le opportune iniziative legali».
Identica la ricostruzione della Questura di Roma: due esponenti del movimento ultracattolico “Militia Christi'”, che «avevano assistito al convegno limitandosi a consegnare un proprio documento a un esponente politico presente al dibattito (la Costantino, ndr), erano stati aggrediti da un gruppo di persone riconducibili ai centri sociali con conseguente e immediato intervento di una pattuglia della Digos: un manifestante era stato bloccato mentre brandiva un punteruolo contro gli agenti – riferiscono da San Vitale – Subito dopo gli altri antagonisti, approfittando della superiorità numerica, avevano cercato il contatto fisico con gli operatori della Digos, strattonandoli, spintonandoli e colpendo uno di essi con un casco da motociclista, fino a garantire la fuga dell’arrestato, che si era dileguato, ancora ammanettato, nel cortile dell’edificio, seguito dagli altri correi».
L’arresto di D’Erme e Bucci ha provocato un putiferio. I centri sociali si sono ritrovati nella sede del VII Municipio per protestare. Ed è subito scattato il tentativo di ribaltare la realtà dei fatti negando ciò che era accaduto quel 21 maggio e cercando di mistificare l’aggressione subita dai due ragazzi di Militia Christi e dagli agenti.
Come un sol uomo la sinistra estrema è arrivata persino a mettere in dubbio quanto raccontato, rispetto alla violenta aggressione, dagli uomini della Digos che erano presenti quel giorno e che tentarono di proteggere i due ragazzi di Militia Christi dall’orda di scalmanati che gli si avventò addosso.
Parla di «repressione politica» la senatrice di Sel Loredana De Petris sostenendo che gli incidenti furono di «lieve entità verificatisi cinque mesi fa», come se questo potesse assolvere l’aggressore D’Erme, e annunciando che si recherà con altri esponenti di Sel per «portare la solidarietà a D’Erme e a Bucci». Senza dimenticare di sostenere l’inverosimile: che gli «incidenti» furono «provocati dai militanti del gruppo di destra Militia Christi, che avevano aggredito i partecipanti a un convegno».
Ci vorrà sicuramente un vigile nei prossimi giorni a dirigere il traffico e il via vai davanti al portone del carcere di Regina Coeli per andare a trovare D’Erme perché anche altri esponenti della sinistra estrema giurano che andranno a trovare D’Erme per consolarlo. Come Celeste Costantino, l’onorevole che era presente al Convegno. Più cauta della De Petris, la Costantino preferisce prenderla alla larga. Andrà anche lei da D’Erme. Si dice «dispiaciuta e sorpresa». Ma si tiene alla larga dalle fantasiose ricostruzioni fatte dagli altri “amici” del violento leader dei disobbedienti romani: al convegno incriminato «stavo partecipando anche io – ricorda la Costantino – Proprio per questa ragione non sono a conoscenza della dinamica dei fatti». Questo, però, non  le impedisce di dirsi sorpresa «che le accuse siano rivolte a uno dei leader e dei personaggi più in vista del movimento romano». Una frase che tradisce la convinzione, che ha sempre avuto la sinistra, che i violenti di sinistra, perdipiù se leader, non possono essere toccati dagli arresti e dalla magistratura.
Umoristicamente contraddittoria la reazione del portavoce di Gay Center, Fabrizio Marrazzo: «sugli arresti di Nunzio D’Erme e Marco Bucci non si può far passare l’idea che ci siano dei buoni e dei cattivi. Militia Christi ha dato più volte dimostrazione di essere un’organizzazione violenta che incita all’odio e all’omofobia. Non sappiamo come si siano svolti i fatti che hanno portato alle misure di arresto, ma sicuramente va posta una questione: come si risponde all’aggressività di Milita Christi e dei suoi militanti?». Insomma, ci sono buoni e cattivi? E, se sì, chi sono i buoni e chi cattivi? Viene da dire: poche idee e pure confuse.
Anche gli esponenti di Sel in Campidoglio, il capogruppo Gianluca Peciola e la consigliera Annamaria Cesaretti si mettono preventivamente in fila davanti a Regina Coeli manco fosse lo store della Apple con l’Iphone 6 in uscita: «Nunzio D’Erme e Marco Bucci devono essere messi in libertà. Abbiamo intenzione di andarli a trovare al più presto insieme a dei parlamentari di Sel», dicono in coro i due che, poi, si arrampicano sugli specchi per cercare di far quadrare il cerchio: «Sono arresti inquietanti. Le accuse, ancora tutte da dimostrare, sono comunque irrisorie rispetto alla gravità dei provvedimenti restrittivi. C’è un clima preoccupante e pericoloso nei confronti dei protagonisti dei movimenti. Va sottolineato che i fatti contestati consistono nell’aver difeso lo svolgimento di un convegno sul tema dell’omofobia dall’incursione di militanti di Militia Christi».
Insomma la magistratura è la magistratura, tanto di cappello. Ma quando tocca a sinistra anche la magistratura può andare a farsi benedire.
Interessante è la ricostruzione fatta dal legale di D’Erme: «Due agenti sostengono di essere stati aggrediti insieme a militanti di Militia Christi. Inoltre il poliziotto che quel giorno era stato refertato al pronto soccorso con una prognosi di tre giorni è arrivato ad ottenerne una di 40 effettuando in seguito altre visite mediche».
Nunzio D’Erme fu tra i denunciati per i litri di letame gettato sotto casa di Berlusconi nel 2003 e ancora fu denunciato per gli scontri a Roma nel 2010 durante la votazione sulla fiducia al governo Berlusconi.
Personaggio di spicco della rete antagonista romana, è sempre presente quando si organizzano occupazioni illegali o resistenze agli sgomberi di palazzine “conquistate” dai disobbedienti.
Nel 2006 gli fu negato il permesso di lavorare al Senato, dov’era stato nominato consulente da Rifondazione, perché si trovava ai domiciliari in seguito a “spese proletarie” organizzate presso Feltrinelli e Panorama.