Al Senato il premier invoca la legge elettorale. E lascia intendere di essere pronto al voto anticipato…

È un’aula piena quella che a Palazzo Madama ha accolto Matteo Renzi, reduce da Montecitorio dove ha sciorinato il suo discorso programmatico sui “Mille giorni”. Tre anni decisivi, entro i quali il premier si è impegnato ad attivare un impetuoso processo riformatore che dovrà cambiare faccia alla nazione. Per ora – e di giorni ne sono passati un paio di centinaia dal suo insediamento a Palazzo Chigi – di fatti se ne sono visti pochi mentre di chiacchiere se ne sono sentite tante. Forse è anche per questo che se l’aula era pressoché gremita (ad esclusione del settore forzista, alquanto sguarnita), la delegazione di governo si presentava a ranghi ridottissimi con i ministri del Ncd (Alfano compreso) tutti assenti.

Renzi ha cercato di evitare di ripetere l’intervento tenuto alla Camera puntando molto sul tema delle riforme, a partire da quella elettorale, dalla cui approvazione – ha in sostanza spiegato – deriva lo sblocco di quelle di natura costituzionale. Da qui l’appello a fare presto e non per tornare alle urne (“anche se mi converrebbe”) ma per segnare il “riscatto delle istituzioni e il riscatto di una dignità della politica che in alcuni momenti è venuta meno”. La materia è delicata ed è di quelle che possono accorciare la vita di un governo, se non addirittura a stroncarla. Il premier lo sa e sceglie di giocare di rimesso aprendo a valutazioni, approfondimenti e modifiche fino a garantire che alla fine nessuno potrà dire che quella approvata è “la nostra la legge elettorale”.  L’orizzonte temporale della legislatura coincide con la sua scadenza naturale: “Noi chiediamo – ha rassicurato – di abituarci al concetto che si vada a votare a febbraio 2018”.

L’impressione che se ne ricava è che Renzi voglia spacciare la nuova legge elettorale come una polizza sulla durata della legislatura nella speranza di vederne presto il varo. È chiaro, tuttavia, che una volta approvato l’Italicum, la tentazione di tornare “al corpo a corpo elettorale (copyright Renzi)” sarebbe fortissima soprattutto se le Camere dovessero recalcitrare sul resto delle riforme. Nulla di più normale, quindi, se a quel punto la polizza finisse per trasformarsi fatalmente in una pistola carica puntata alle tempie di un Parlamento privo di alternative.