A Parigi nasce la coalizione anti-Isis ma senza idee chiare sulle strategie da usare contro il Califfato

Lotta “con ogni mezzo necessario” alla minaccia globale dell’esercito islamico, appoggio incondizionato a Baghdad contro i jihadisti, coalizione ampia che guarda oltre i suoi confini: a Parigi, attorno a un tavolo con 27 ministri degli esteri occidentali e arabi, è nato il fronte anti-Isis.

Nel documento finale, distribuito in un Quai d’Orsay mai così blindato (inediti i cani anti-esplosivo all’interno dell’edificio), dopo la dizione “ogni mezzo necessario” viene specificato “compreso un aiuto militare appropriato”. Così come accadde nel 2011 con l’intervento della coalizione in Libia, anche qui l’iniziativa di convocare una riunione urgente pre-intervento a Parigi è stata preceduta di poche ore da una prima missione di aerei militari francesi. Non in azione da guerra ma di ricognizione, secondo quanto spiegato. In ogni caso, la conferenza parigina – che si è tenuta sull’onda dell’emozione per la decapitazione di un ostaggio britannico, l’ex giornalista poi operatore umanitario David Hanies – non ha fornito alcun tipo di dettaglio sui mezzi che saranno messi in campo, né sulle misure militari concrete. L’Italia, ha sottolineato la Mogherini, non farà alzare in volo i suoi aerei militari come ha fatto la Francia, avendo invece, in funzione anti-Isis, “deciso l’invio di armi, munizioni e soprattutto di materiale per il sostegno umanitario, che è una priorità”. Sul piano militare, gli Stati Uniti – in campo con i loro raid dall’8 agosto – hanno fatto sapere tramite Kerry che “numerosi paesi hanno offerto la loro partecipazione”. Quanto ai russi, presenti con il ministro Serghiei Lavrov, si sono detti al fianco della coalizione e pronti a “partecipare all’elaborazione di misure supplementari” per difendere Baghdad. Fuad Massum, il capo di stato iracheno, si è rammaricato per l’assenza dell’Iran”. Un’assenza non casuale, al contrario, dal momento che per Teheran la coalizione internazionale è illegittima in quanto, afferma, il suo obiettivo reale è quello di rovesciare il regime siriano. D’altra parte, gli Stati Uniti avevano fatto sapere che mai avrebbero “coordinato militarmente” un loro intervento con l’Iran. E sul piano militare, invece, si è concentrato Massum, che ritiene la riconquista di Mosul “obiettivo essenziale per l’Iraq”. Altro capitolo spinoso che aleggiava nelle sale del Quai d’Orsay, la polemica riportata dai media americani di un malumore del presidente Barack Obama nei confronti dell’Eliseo che nega di pagare riscatti per i suoi ostaggi “ma in realtà lo fa”, stando alla Casa Bianca.

La coalizione c’è dunque, ma è divisa sulle strategie da adottare mentre gli esperti di strategie militari fanno notare che solo la guerra convenzionale, cioè l’invasione del territorio del Califfato con l’obiettivo di conquistare Mosul, sarebbe la risposta adeguata al pericolo terrorista che minaccia la stabilità in Medio Oriente e l’intero Occidente. Attualmente il peso delle operazioni terrestri è sostenuto solo dalle unità curde e dall’esercito di Baghdad e tutti sanno che i soli raid aerei degli Usa possono forse contenere l’espansione dell’Isis ma non certo abbatterne la forza.

 

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