A Newport il nonsenso di una Nato ormai defunta

Capi di stato e di governo col naso all’insù ad ammirare le evoluzioni della pattuglia acrobatica britannica. La riunione della Nato a Newport, in Galles, si è conclusa con una foto piena di sorrisi. E non poteva essere altrimenti. Ma la sua inutilità, e pure la sua impotenza, non è mai stata così evidente. In ordine sparso e senza una strategia. Con la priorità all’interesse nazionale. Attenti a non avallare operazioni potenzialmente rischiose per il proprio paese. Oppure vogliosi di revanscismo politico nei confronti di un antico nemico. Per questo è stato un vertice inutile. Quasi che ognuno dei partecipanti si rendesse intimamente conto di quanto oramai anacronistica fosse l’intera organizzazione. La sua struttura. Impotenti e contenti, ma ancora ammiccanti e uniti nel sorriso a favore di telecamera. Al netto delle ciance e delle slinguazzate dei media, a cominciare da quelli nostrani sempre e comunque appecoronati, è questa la vera istantanea del vertice gallese della Nato. Che, dopo appunto 65 anni di vita, appare un anacronistico quanto inutile rudere. Buono forse per perpetuare la carriera politica di qualche ex leader belloccio, o per le foto opportunity da mostrare ai nipotini, ma oramai un residuato. Ha masticato amaro Obama, costretto ad ingoiare i distinguo e le perplessità degli alleati. Le nuove sanzioni a Putin possono aspettare e la risposta ai tagliatori di testa sunniti dell’Isis ha bisogno di approfondimento. Insomma, il tentativo americano di prendere il fuoco con le mani altrui è stato stoppato. E la Casa Bianca subisce uno smacco su tutta la linea, neppure nascosto da quel forzato sorriso finale. Segno dei tempi. Segno del mutamento ormai avvenuto. Segno che la Nato non è più, né più sarà, quella che è stata. Anche perché adesso ognuno bada a se stesso e ai suoi di interessi e il mutuo soccorso ha smesso persino di essere un gruppo musicale. La riunione di Newport ha dimostrato che questa è ormai una organizzazione del tutto incapace di affrontare la realtà di un mondo assolutamente diverso da quello che ne decretò anzi, ne impose, la nascita. Che il difetto ce l’ha già nel nome. Per l’appunto in quel Patto Atlantico che sembra un nonsenso. Perché c’era l’Urss, allora. E fu il ponte aereo per i berlinesi accerchiati e affamati. Perché c’era il Patto di Varsavia, allora. E il mondo fu diviso in sfere di influenza. Due sfere: Est e Ovest. Con due definiti direttori per le rispettive orchestre: Washington e Mosca. Due e nient’altro. Tutta roba che i nostri ragazzi difficilmente conoscono perché difficilmente la studiano. Roba che puzza di passato remoto. Di vecchio. Perché il mondo adesso è altra cosa. È sempre più connesso e sempre meno distante. È il modo dell’iphone e del tablet. Il mondo delle opportunità man mano evaporate dall’Oceano Atlantico a tutto vantaggio del Pacifico e della propaggine indiana. Zone ad esponenziale crescita economica e demografica. Oltre i quattro quinti della popolazione mondiale non ha nulla a che fare con l’Atlantico del Nord e con la sua eventuale difesa. Che senso ha mantenere ancora in vita la Nato? In tempi di sacrifici e  spending review  sarà difficile riuscire ad eludere una risposta.