Violenza sulle donne: una spirale senza fondo. Ancora due casi in poche ore

Due vittime della violenza domestica. Due facili prede della sopraffazione maschile. Due donne ridotte in fin di vita dai rispettivi mariti, altri due carnefici che la cronaca potrebbe andare ad aggiungere al lungo e drammatico elenco dei femminicidi. Nel primo caso siamo a Santa Maria Capua Vetere, Caserta: un uomo di 56 anni colpisce la moglie con una mazza da baseball, più volte. Poi se ne va e la lascia lì, agonizzante.

Lamezia Terme, Catanzaro: in famiglia scoppia una lite per futili motivi. Ma la furia è cieca: così lui prende un coltello, infierisce sulla consorte e scappa.

Ora entrambe sono ricoverate in prognosi riservata. Eppure parliamo di due donne diverse, con due storie diverse, ma unite dallo stesso doloroso destino di una casa trasformata in prigione, di un amore che diventa violenza, di una quotidianità vissuta nella paura.

Quelli accaduti oggi sono solo due esempi di maltrattamenti subiti e denunciati da fidanzate, mogli, madri, figlie. Vittime di una follia implacabile che si annida soprattutto dentro le mura domestiche e che non accenna a fermarsi.

La domestica ucraina Oksana Matsiuk, barbaramente assassinata e decapitata nella villetta romana all’Eur, è l’apice di una catena di brutalità che nelle ultime settimane, se possibile, ha continuato a intensificare il suo orrore (un fenomeno che, secondo Intervita onlus, costa 17 miliardi l’anno). Nonostante il Ministero dell’Interno abbia registrato in un anno un calo del 5,2% degli omicidi di donne (il numero di vittime è sceso da 152 a 144) e del 3,8% se in ambito familiare, la violenza di genere resta un fenomeno che non accenna a fermarsi. E lo denuncia la cronaca di tutti i giorni: ieri tre colpi di pistola hanno raggiunto il fianco di Sara, 36 anni, di Oliena (Nuoro). Per lei non c’è stato nulla da fare. A spararli è stato il marito, 40 anni, che subito dopo si è tolto la vita.

Una settimana fa, invece, la morte di Mary Cirillo, 31 anni, di Monasterace (Reggio Calabria): al culmine di una lite, il marito, Giuseppe Pilato, 30 anni, le ha sparato alla tempia. L’uomo si è dato alla fuga e solo dopo cinque giorni si è costituito ai Carabinieri.

Simile anche la sorte di un’altra donna di 40 anni di Sarzana (La Spezia). Un litigio al telefono e poi colpi di pistola: Antonietta Romeo è morta il 13 agosto per mano dell’ex marito.

Lo scorso 14 giungo, alcuni messaggi scambiati con l’ex su Facebook avrebbero scatenato la gelosia di Dario Rizzotto, pregiudicato di 35 anni, che ha scaraventato la convivente Daniela Puddu, 37 anni, giù dalla finestra del terzo piano della loro abitazione a Fiorenzuola d’Arda (Piacenza). Inizialmente Rizzotto aveva cercato di inscenare un suicidio e solo in questi giorni la verità è venuta a galla.

E sempre la gelosia sarebbe stata la causa scatenante della morte di Jennifer Miccio, 30 anni, investita e uccisa il 16 agosto da un amico, con cui aveva una relazione. Il suo corpo è stato ritrovato in riva al lago di Bilancino, nel Mugello (Firenze). Il suo carnefice, Daniele Baiano, un artigiano di 34 anni, si è impiccato.

A volte però capita anche che la cieca furia omicida venga rivolta sulle figlie: come accaduto nel caso di Roberto Russo, 47 anni, che venerdì scorso ha accoltellato nel sonno le due figlie di 12 e 14 anni a San Giovanni la Punta (Catania), uccidendo la più piccola, o di Luca Giustini, 34 anni di Colemarino (Ancona), che il 17 agosto ha ucciso la figlia di 18 mesi nel sonno.