Venezuela al collasso, l’opposizione anticomunista torna in piazza

Proteste di piazza e barricate sono tornate a San Cristobal, capitale dello stato di Tachira, nell’ovest del Venezuela, ma questa volta il motore della contestazione non sono gli studenti ma piuttosto i cittadini scontenti con il nuovo sistema di identificazione biometrica su ogni acquisto che il governo chavista, diventato una vera dittatura, vuole implementare entro il prossimo 30 novembre in tutti gli esercizi commerciali del Paese. Sui media locali e i social network sono state diffuse immagini relative a lunedì che ricordano l’ondata di manifestazioni anti-chaviste partite dalla stessa San Cristobal nel febbraio scorso, e nella quale sono morte oltre 20 persone: blindati della Guardia nazionale bolivariana che inseguono manifestati dal volto coperto, che costruiscono barricate e lanciano pietre contro gli agenti. La protesta a Tachira ha provocato anche proteste stradali a Caracas, dove un agente è rimasto ferito da una molotov, ma le manifestazioni sono state meno importanti. Il governo ha detto che il piano per il monitoraggio degli acquisti in base al nuovo sistema biometrico è stato accolto “in modo entusiasta” dal settore privato, come ha detto Andres Eloy Mendez, responsabile dell’applicazione della cosiddetta Legge dei Prezzi Giusti, dopo un incontro con l’associazione di proprietari di supermercati. Come si ricorderà, pochi giorni fa il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha annunciato che il suo governo ha lanciato una “battaglia totale” contro il contrabbando di merci verso la Colombia e i paesi dei Caraibi, che prevede tra l’altro un sistema di identificazione biometrica dei clienti delle catene di distribuzione pubbliche e private. L’erede di Chavez ha dunque annunciato che un nuovo sistema di identificazione in base alle impronte digitali permetterà di evitare che una persona possa comperare quantità eccessive di prodotti alimentari di prima necessità – che sono quelli che più scarseggiano – in diversi esercizi commerciali. Si vive come in guerra, insomma, in tempo di pace. Il Venezuela, Paese dalle immense risorse, è praticamente alla fame, e il sistema collassa. La settimana scorsa l’Associazione di Cliniche ed Ospedali privati del Venezuela (Avch) ha chiesto al governo di Nicolas Maduro di dichiarare una “emergenza umanitaria” nel settore della sanità, a causa della crescente scarsità dei prodotti medici necessari per curare i pazienti. «Abbiamo chiesto che sia dichiarata l’emergenza sanitaria dell’intero settore a causa dell’aggravamento della scarsità e dell’approvvigionamento irregolare di medicine, materiale medico-chirurgico ed equipaggiamenti medici, che mette a rischio la vita degli essere umani presenti negli stabilimenti», ha detto Carlos Rosales, presidente dell’Avch. L’associazione denuncia che le restrizioni imposte dal governo sul mercato dei cambi – dove le autorizzazioni per l’acquisto di dollari necessari per importare i prodotti sono ogni volta più difficili da ottenere – e le norme di controllo dei prezzi, che obbliga spesso le cliniche a dover lavorare a perdita, stanno compromettendo l’esistenza stessa del settore. L’Avch ha anche chiesto al governo di non “politicizzare” la richiesta, dichiarandosi disposta a discutere con le autorità la possibilità di una risposta tecnica ed umanitaria a beneficio di tutti i pazienti del Paese.