Venezia, è polemica sulla proposta del “biglietto d’ingresso” contro il “mordi e fuggi”

Sì al “ticket” per entrare a Venezia, no invece al numero chiuso alla città. È questo il responso dei turisti che affollano Piazza San Marco sul tema che sta dividendo politici ed operatori economici: è giusto far pagare un biglietto per arginare i vacanzieri “mordi e fuggi” nella città più bella (e delicata) del mondo? «È una buona idea – dice un turista francese, mentre ammira la basilica – se i soldi raccolti servono per pulire la città». La palla del ticket d’ingresso, già proposta più volte in passato, l’aveva rilanciata qualche giorno fa il sottosegretario ai Beni culturali e al Turismo, Ilaria Borletti Buitoni, sostenendo che «non si può adattare Venezia al turismo, ma è il turismo che deve adattarsi alla città rispettandone le dimensioni e l’integrità». Una proposta che ha subito scatenato la polemica. Contrari nettamente alcuni operatori, come quelli di Assoturismo-Confesercenti, no anche dal governatore Luca Zaia, fautore del “numero programmato”, deciso sì al contrario da Federalberghi Venezia, convinta che siano proprio i turisti pendolari a intasare la città e a costare di più sui servizi. Il turista d’agosto che si aggira nell’area marciana è al 90% a favore del ticket. «Sono assolutamente d’accordo con l’introduzione del ticket – afferma una signora milanese – Guardate cosa c’è in giro… Se il Comune avesse più fondi a disposizione, potrebbe offrire dei servizi in più». Non piace invece l’idea del numero chiuso con prenotazione (gratuita) obbligatoria, perorata oltre che da Zaia anche dall’ex assessore Augusto Salvadori, quello della battaglia ai saccopelisti di fine anni ’80. «No, non è giusto, perché la città è di tutti», ripetono molti vacanzieri italiani e stranieri, anche se in numero inferiore rispetto ai favorevoli al ticket. Voce fuori dal coro quella di una coppia romana, in attesa nella lunga coda per entrare in Basilica di San Marco: «I prezzi sono già cari e già paghiamo le tasse: direi che può bastare… E no anche al numero chiuso». Chi lavora tutti i giorni a contatto con i visitatori della città lagunare, come Gianfranco, uno dei “San Marco Guardians”, dichiara il proprio sì a entrambe le misure: «Cercare di regolare i flussi – dice – è fondamentale, perché allo stato delle cose la città non è più godibile per nessuno. Ben venga allora la prenotazione obbligatoria: del resto, se uno vuole visitare una mostra, non si scandalizza di prenotare, no? Quanto al ticket, dico sì, ma con una riserva: la città deve fornire un minimo di servizi in più, che ora non ci sono, a partire da bagni pubblici più numerosi e decenti, fino a qualche panchina dove è possibile». «Il ticket – commenta invece Alberto Nardi, presidente dell’Associazione Piazza San Marco – lo vedo più come una provocazione, mentre ritengo sarebbe difficile ottenere la prenotazione da parte di tutti. Bisognerebbe lavorare facendo di Venezia un laboratorio dove sperimentare forme nuove e contemporanee di gestione dei flussi, che vanno organizzati o ridotti. Le politiche devono partire dai due presupposti: che questa deve continuare a essere una città, pur nella sua unicità, e non un parco divertimenti, e che va frenato il “mordi e fuggi”». Il ticket, inoltre, potrebbe essere un’entrata per nulla minimale nelle casse pubbliche in un città che arriva a contare 20 milioni di turisti l’anno. Si arriverà a una soluzione? Ci crede poco un gondoliere dello stazio alla fine di Calle Vallaresso, alle prese con assalto di turisti cinesi: «Ticket? Numero chiuso? No comment: tanto, alla fine, fanno comunque quello che vogliono…».