Una pallina di carta terrorizza un senatore grillino: “Aiuto, signor maestro, punisca quel cattivone…”

Come a scuola, dove c’è il compagno dell’ultimo banco – più scaltro e meno secchione – che prende in giro quello del primo banco, sempre attento ad alzare la mano per dimostrare di essere il primo della classe. Il fattaccio è accaduto nell’aula del Senato, dove però l’età è un po’ avanzata, non si hanno i grembiulini, si è in giacca e cravatta, al posto degli zainetti ci sono le classiche ventiquattr’ore in pelle e non si va alla lavagna perché si parla al microfono, nella speranza poi di apparire in tv. A Palazzo Madama l’alunno secchione, quello che dice “signor maestro, Pierino mi dà i pizzicotti”, è un senatore grillino che – a differenza del suo leader – non fa il comico di professione ma è un comico involontario. Si chiama Lello Ciampolillo, della sua attività di parlamentare si ha poca traccia, però entrerà lo stesso nella storia repubblicana come vittima della violenza politica. Lui, il buon Lello, ha protestato contro i cosiddetti pianisti, accusandoli di aver incastrato delle palline di carta nella “buca” delle votazioni per votare anche quando si è assenti. Subito dopo la denuncia, il buon Lello è diventato il bersaglio del lancio delle stesse palline da parte di altri senatori. È stato lo stesso Ciampolillo, travolto dal terrore, a dirlo a Pietro Grasso che stava presiedendo l’aula proprio in quel momento. Il parlamentare cinquestelle ha fatto anche il nome del colpevole: «Il senatore Aracri, mentre io protestavo, ha appallottolato una pallina di carta e me l’ha lanciata contro». Oddio, questo Aracri è proprio un cattivone, va punito. «C’è un video che sta girando in rete. Pertanto le chiedo, signor presidente, di prendere provvedimenti contro il senatore Aracri. Questo è il rispetto che ha per le istituzioni. Questa gente dovrebbe stare fuori! È una vergogna! Si vergogni! C’è il video!», ha aggiunto il buon Lello. Grasso ha preso la parola sdrammatizzando: «Senatore Ciampolillo, la presidenza ha visto tutto; ha visto anche che non l’ha colpito», ha affermato. Ma l’ironia non piace ai cinquestelle che hanno protestato rumorosamente. La “rivoluzione” grillina si è fermata di fronte a un attacco violento lanciato con la terribile arma delle palline di carta. Da qui la richiesta di mettere in castigo il compagno dell’ultimo banco, quel birbante di Aracri. Magari dietro la lavagna.