Tre ricorsi al Tar contro il decreto della vergogna che impone ai medici obiettori di effettuare gli aborti

La Regione Lazio vuole imporre anche ai medici obiettori di effettuare gli aborti. Questo il contenuto del decreto del 12 maggio scorso firmato dal presidente Nicola Zingaretti, commissario ad acta competente, in cui si impone a tutto il personale medico in servizio presso i consultori di porre in essere attività finalizzate all’interruzione di gravidanza. La notizia è rimbalzata faticosamente in Rete e non trova grande spazio sui media, presi da questioni essenziali e appassionanti come le frasi di Tavecchio, le mutandine di Laura Pausini e le gite con i boyscout di Renzi. Una cortina di silenzio che cerca di frantumare in una pressoché solitaria battaglia il quotidiano cattolico Avvenire. A rilanciare la questione la lettera di una religiosa, suor Maria Valentina di Carpineto, che per ben 20 anni, prima di prendere i voti, scrive nella lettera di avere fatto l’ostetrica in una grande clinica del Nord Italia. A proposito del decreto Zingaretti, che impone ai medici obiettori «la prescrizione della pillola del giorno dopo, l’inserimento della spirale contraccettiva e la redazione delle certificazioni e autorizzazioni che precedono l’aborto», per la religiosa non possono essere liquidati con la giustificazione fornita dalla Regione di centrosinistra che gli obiettori in questo modo non sarebbero coinvolti direttamente nella pratica dell’aborto. «Se può essere giustificata l’assistenza post-intervento – scrive la religiosa – non lo è altrettanto quella antecedente, le cui attività sono tutte comunque e inevitabilmente finalizzate all’espletamento dell’aborto. E ora ecco il decreto Zingaretti. Che paradosso! Dio si ferma e rispetta pienamente la libertà di coscienza dell’uomo, che invece formula e impone decreti ad altri uomini, costringendoli alla cooperazione al male».

Contro il decreto Zingaretti sono stati presentati dei ricorsi al Tar presentati dal Movimento per la Vita, dalle associazioni dei medici e dei ginecologi cattolici, e dalle associazioni Pro Vita onlus e Giuristi per la Vita. I ricorsi vanno ad aggiungersi all’interrogazione presentata da Olimpia Tarzia in Consiglio regionale lo scorso giugno e firmata da tutti i capigruppo del centrodestra. «Di fronte alle innumerevoli rimostranze – dice la Tarzia – pervenute da associazioni, medici, personale sanitario e alla luce di ben due ricorsi al Tar per richiedere l’annullamento del decreto, confido, conoscendo la sensibilità del presidente Nicola Zingaretti che egli possa valutare con attenzione la mia interrogazione e decidere per il ritiro del provvedimento, onde evitare un possibile quanto imbarazzante annullamento del provvedimento stesso da parte del tribunale amministrativo».