Strage di Bologna, nessuno lo ammette ma la verità la vogliono anche i “fascisti”

Spiace dirlo e constatarlo ancora una volta ma sulla strage di Bologna si sta consumando l’ennesima commedia dell’ipocrisia che incombe sul Paese in occasione di ricorrenze tragiche. C’è una distanza siderale tra il dovere della memoria delle vittime e la strumentalizzazione di una verità che non c’è e che obbliga le varie parti in causa a recitare un copione prestabilito. Vediamo perciò Paolo Bolognesi (presidente dell’Associazione delle vittime del 2 agosto) accusare di depistaggio le indagini su Thomas Kram e Margot Frohlich, due terroristi legati a Carlos presenti a Bologna la notte del 1 agosto. La “pista palestinese” (per la quale è stata chiesta l’archiviazione dalla Procura di Bologna) non piace a una parte di questo Paese perché impedisce la “criminalizzazione” pregiudiziale dell’altra parte, quella cui il presidente Francesco Cossiga si sentì in dovere di chiedere scusa. In altre parole, per la sinistra italiana questa strage, tutte le stragi, devono essere “fasciste”. Una narrazione che non ammette deviazioni (anche se nel caso specifico fu la stessa sinistra garantista a difendere i due presunti esecutori) e non ammette domande ulteriori (si cercano ancora i mandanti). Ma per le altre stragi la musica non è differente. E si continua a non capire che anche chi militava a destra, a rischio della propria vita nel clima maledetto degli anni di piombo, ha tutto l’interesse a vedere accertate verità, depistaggi e regìe occulte (perché chi non è morto ricorda bene gli amici morti, perché chi c’era in quegli anni non dimentica, da una parte e dall’altra). Il grande buco nero degli anni Settanta (conclusi appunto dal vile attentato alla stazione di Bologna) necessita di essere rischiarato e inserito nella storia collettiva nazionale, e chi vi ha preso parte vuole conoscere tutti i livelli che agivano e che strumentalizzavano i ragazzini schierati sulle opposte barricate. Altrimenti, in ogni anniversario, ci limiteremo al pietoso ricordo delle vittime senza l’ulteriore necessario salto di qualità che può rendere storica la memoria di un popolo, quello della comprensione. Ricordare senza spiegare. Una condizione che può essere una condanna.