Hanno poco da abbracciarsi. Rampelli: «È una riforma transgender». Salvini: «Una cazzata»

La telenovela sulle riforme costituzionali per ora è dietro alle spalle. Per i prossimi ciak bisognerà aspettare settembre, con gli stessi attori, magari abbronzatissimi dopo la meritata pausa agostana. Ma il pacchetto targato Boschi, che nell’Aula abbraccia festante colleghi e colleghe, non è passato indenne sotto le forche caudine delle opposizioni. La riforma del Senato licenziata in queste ore a Palazzo Madama e destinata a tornare alla Camera per l’ennesima navetta, non piace a molti, perfino a chi l’ha votata turandosi il naso. Renzi, insomma, non può cantare vittoria e  non solo perché è costretto a fare affidamento ancora una volta su quella vecchia volpe del Cavaliere ma soprattutto perché le opposizioni non intendono indietreggiare. «Questa è una riforma transgender. Siamo all’anno zero della democrazia. Non è questo il cambiamento di cui ha bisogno l’Italia. Si azzera il Senato elettivo, per crearne uno di secondo livello che avrà poteri di veto», è il parere di Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d’Italia-An a Montecitorio. «Un salto nel vuoto e non in avanti – aggiunge – alla Camera  lavoreremo innanzitutto per l’elezione diretta del Capo dello Stato, unica versa svolta per una democrazia decidente e unico punto cui tengono gli italiani insieme alla possibilità di scegliere i parlamentari». Il partito di Giorgia Meloni non intende fare sconti all’esecutivo e, soprattutto, dimostra di avere le idee chiare sulle controproposte al terzo governo imposto dall’alto senza ricorrere alle elezioni. Sul restyling del Senato, sulla legge  elettorale, sulle ricette economiche, sull’immigrazione, sui temi “eticamente sensibili” l’opposizione di centrodestra lavora sodo e non si limita a un ruolo di rappresentanza. Ai flash mob, ai sit-in simbolici, all’ostruzionismo, Fratelli d’Italia-An accompagna l’analisi e una piattaforma di priorità che tornano a tracciare un confine netto tra le diverse opzioni in campo e mandano in pensione la dialettica addormentata sotto i governi Monti e Letta. «Baci e abbracci al Senato per aver sconfitto la democrazia calpestando i diritti dei cittadini italiani, mentre nel Paese dilaga la crisi, non si va in vacanza, si perdono posti di lavoro e non si dà speranza di ripresa alle aziende», dichiara Gianni Alemanno, «per Fratelli d’Italia-An quello approvato oggi è un vero e proprio scippo in faccia ai diritti degli italiani, che dimostra come l’unico vero gufo della democrazia sia proprio Matteo Renzi». Anche la Lega sta dando filo da torcere al premier ragazzino con il sorriso stampato. «Renzi è tutto contento per quella cazzata chiamata riforma del Senato. Meno potere ai cittadini, sempre più poteri ai potenti di turno. Intanto l’economia, la disoccupazione e le tasse in Italia sono fuori controllo. Il Titanic affonda, e il Pinocchio fiorentino ride e si fa i selfie…», è il commento urticante di Matteo Salvini.