Sei italiani su dieci non rinunciano all’auto (ma è più diffuso l’uso della bici)

Le vendite del settore sono in crisi ma l’auto si conferma il mezzo di trasporto preferito dagli italiani. Sei su dieci, infatti, secondo i dati definitivi del 15/esimo censimento Istat, la usano per gli spostamenti quotidiani per motivi di studio o lavoro. In particolare, il 44,9% dei nostri connazionali la utilizza come conducente e il 15,9% come passeggero.

Soltanto il 13,4% della popolazione, invece, opta per i trasporti pubblici (o privati) collettivi come treni, tram, metropolitana, corriera. Un dato comunque in lieve crescita rispetto all’ultima rilevazione del 2001, quando i mezzi pubblici erano la scelta del 12,9% dei censiti. Discreta performance per le biciclette che in dieci anni hanno guadagnato un più 0,4% passando dal 2,9% al 3,3%. In calo, inoltre, l’abitudine di raggiungere scuola o lavoro a piedi: dal 2001 al 2011 è calata dal 16,9% al 15,8%. Il 66,4% delle persone che quotidianamente si sposta lo fa per motivi di lavoro (63,8% nel 2001), il restante 33,6% per recarsi al luogo di studio. La mobilità maggiore si registra nelle province autonome di Bolzano (57%) e Trento (56,2%), in Lombardia (54,1%), Veneto (53,6%), Emilia Romagna (53,1%) e Valle d’Aosta (52,7%). Al di sotto del valore medio nazionale si collocano tutte le Regioni del Sud, con le incidenze più basse registrate in Sicilia (41,3%) e Calabria (41,5%), nonché la Liguria. Guardando alle sole persone che si spostano per motivi di lavoro (66,4% del totale, mentre il restante 33,6% si reca a scuola o all’università), emerge come ci si sposti di più in quelle del Nord, dove generalmente i tassi di occupazione sono più elevati. Le percentuali più elevate di spostamenti per lavoro si riscontrano in Valle d’Aosta (72,2%), Emilia Romagna (71,3%), Friuli Venezia Giulia (71,1%), mentre nelle regioni del Sud e nelle isole le quote sono più basse. Nelle regioni del Sud sono invece più rilevanti gli spostamenti quotidiani dei giovani per raggiungere il luogo di studio, con le incidenze più alte in Campania (45,1%), Sicilia (41,6%) e Puglia (40,3%).