Se offendi Erdogan vai in galera, se ferisci il Cav diventi un eroe o una star della tv

C’è stato un lungo momento in Turchia in cui il leitmotiv delle manifestazioni di piazza consisteva nel dare dell’«assassino» allo Stato e del «ladro» al premier islamico Recep Tayyip Erdogan, sfiorato da uno scandalo di corruzione. E oggi, puntuale, cominciano ad arrivare le repliche istituzionali: e nel Paese che si affaccia sul Bosforo, in cui la Repubblica e gli assetti governativi rappresentano baluardi che è sacrilego offendere con epiteti ingiuriosi, l’oppositore turco Ertan Altinci – formalmente incriminato per «insulto a pubblico ufficiale» avendo dato del «ladro» a Erdogan durante un comizio per le amministrative – rischia una condanna a due anni di carcere. Di carcere turco.

L’incidente si era verificato a Osmaniye ai primi di marzo: Altinci era stato pestato dai simpatizzanti dell’allora prima ministro e ora presidente Erdogan, prima di essere consegnato alla polizia e alla sua sorte processuale.

Eppure, si sa, «paese che vai, usanza che trovi»: tanto che da noi può accadere esattamente il contrario di quanto si registra a Istambul: e quello che in Turchia viene censurato e sanzionato, da noi viene solennizzato e strumentalizzato.

E allora nel Bel Paese non sarebbe mai potuto accadere quanto successo nei mesi scorsi nella provincia turca, dove una donna è stata arrestata senza troppi complimenti per aver osato ostentare sul proprio balcone una confezione da calzaturificio (per ironizzare sulle mazzette trovate nelle scatole da scarpe durante le perquisizioni anti-corruzione). Ma che? Da noi, all’occorrenza, ci si regola esattamente al contrario: e se il premier in carica è il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, magari in trasferta istituzionale con tanto di first lady al seguito, può tranquillamente venirne oltraggiata l’immagine pubblica con il tempestivo arrivo di un avviso di garanzia…

E ancora: da noi è stato a lungo oggetto di satira televisiva e di sberleffo parlamentare, regolarmente in scaletta nei talk show come nelle interviste dei tg, il fatto che il presidente del Consiglio in carica su mandato di milioni di elettori diventasse il bersaglio mobile del treppiedi della macchina fotografica di un contestatore o della statuetta del Duomo di Milano lanciata da un altro: tutti eroi del dissenso regolarmente difesi, quando non incensati, dagli oppositori politici militanti nella sinistra radicale e non, quasi sempre pronti a unirsi ai cori di insulti riservati al premier in comizio.

Tanto che, è starai del costume del nostro Paese, Silvio Berlusconi come nessun altro al mondo forse, è stato di gran lunga il Primo ministro che, nel corso degli anni, ha collezionato più aggressioni verbali, contusioni e delegittimazioni di diversa natura di chiunque altro. Tutte “prodezze” costate a lui offese, ferite e angherie, ma valse ai suoi detrattori clamore sociale e ospitate in tv. Con buona pace – e sommo gaudio – di Erdogan e compagni…