Riforme, prosegue la corsa in solitaria della maggioranza. Ma sui temi sensibili si rinvia ancora

Con il rientro in aula del relatore Roberto Calderoli, colpito nei giorni scorsi da un grave lutto, è ripreso a pieno ritmo l’esame degli emendamenti al ddl riforme. Dopo l’accelerazione di ieri, dunque, governo e maggioranza proseguono a ritmo sostenuto per arrivare all’approvazione entro la data prevista di venerdì, l’8 agosto. Secondo alcuni osservatori, però, Palazzo Madama potrebbe chiudere anche prima ed è iniziata a circolare la voce che giovedì Matteo Renzi si presenti in aula per una passerella che si sta già allestendo. «Quanti avrebbero scommesso 20 giorni fa che saremmo arrivati dove siamo? È una cosa storica», ha detto il premier ai giornalisti, durante una passeggiata a sorpresa nei pressi di Palazzo Chigi. Non tutto però va liscio come vorrebbe far credere l’ostentazione di tanto ottimismo. La maggioranza sta cambiando la Carta da sola, con  l’unico appoggio di Forza Italia. Le altre forze di opposizione, che restano su posizioni molto critiche, sono di fatto escluse dal confronto e alcune, come M5S e Lega, hanno scelto la via dell’Aventino. Il Carroccio, poi, è rientrato in aula, spiegando che è stata una decisione dettata dal «senso di responsabilità: da oggi si discute di Titolo V e quindi di federalismo e noi, in quest’ambito, porteremo avanti le nostre proposte». Una volta ai loro posti, però, i senatori leghisti hanno esposto dei cartelli di accusa a Grasso e Renzi: «Ladri di democrazia», vi si leggeva. Nessuna volontà di rientrare, invece, da parte dei cinquestelle che hanno lasciato vuota la loro porzione di banchi. «Non è avvenuto nulla di nuovo, non cambiano idea», ha spiegato il capogruppo Vito Petrocelli, respingendo anche l’appello di Sel a tornare in aula per «lottare insieme». In questo contesto, la maggioranza sente comunque la necessità di continuare a rinviare discussioni e voti sui temi più caldi. L’altro giorno erano stati accantonati gli emendamenti all’articolo 8, che riguardavano l’immunità. Ora sono stati posticipati quelli su altri quattro articoli, perché trattano materie particolarmente delicate nell’ambito della riforma e «io e il correlatore Calderoli – ha detto Anna Finocchiaro – avremmo bisogno di un margine di tempo». D’altra parte non è un segreto che il governo abbia anche un problema di “fuoco amico”. «Abolire il diritto dei cittadini a scegliere con il loro voto i senatori e non toccare l’immunità è a mio giudizio un doppio errore: anziché ricostruire un legame di fiducia con la società, si rischia ancor più di lacerarlo», ha detto il senatore Pd Vannino Chiti, augurandosi che  «la Camera sappia introdurre correzioni efficaci». Al Senato, invece, non sembrano ci siano margini per delle sorprese: fino all’approvazione finale sugli emendamenti resta solo un voto segreto, quello riguardante l’amnistia e indulto, che il ddl assegna esclusivamente alla Camera dei deputati.