Riforma della Giustizia, il governo accetta i consigli di Forza Italia e rinvia intercettazioni, Csm e prescrizione

E, alla fine, il governo accetta i “consigli” di Forza Italia sulla riforma della Giustizia. E decide di estrapolare dal pacchetto tre questioni controverse: la riforma delle intercettazioni, quella della prescrizione e quella del Csm. Tre capitoli spinosi che, ha deciso ieri il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, dopo un incontro con il senatore Giacomo Caliendo, in rappresentanza di Forza Italia, non faranno parte del “pacchetto” di riforme che il Guardasigilli porterà al prossimo Consiglio dei ministri convocato per il 20 agosto.Nei fatti il rinvio della definizione degli interventi da mettere in cantiere su questi temi “divisivi” era già nell’aria e se ne è avuta conferma, ufficiosamente, al termine del mini-vertice al ministero della giustizia tra Orlando e lo stesso senatore Caliendo.
Lo slittamento delle tre mini-riforme ha, tuttavia, all’origine questioni diverse.
La riforma del Consiglio superiore della magistratura, per dire, scivola in attesa che il Parlamento – le Camere sono convocate per l’undici settembre – elegga, dopo le “fumate nere”,  gli otto laici di sua competenza consentendo così l’insediamento del nuovo Plenum a Palazzo dei Marescialli – che ora opera in regime di tacita proroga – dal momento che a luglio sono stati già eletti i sedici componenti togati votati da giudici e pm.
E’, comunque, sul tappeto l’ipotesi di riformare la legge elettorale dell’organo di autogoverno dei magistrati per depotenziare ulteriormente le correnti e forse anche introducendo una sorta di “quote rosa” dal momento che le ultime elezioni hanno portato al plenum solo una donna.
Verrebbe così modificata l’organizzazione del Csm destinando una quota dei togati eletti ad occuparsi solo del disciplinare. Una modifica che dovrebbe essere accompagnata dal ritorno del Plenum dagli attuali 24 membri elettivi ai 30 precedenti la riforma del 2002 altrimenti non si riuscirebbe ad adempiere alla ordinaria amministrazione.
Ma non è scontato che le cose vadano così. Forza Italia, infatti, ha proposto l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare esterna al Csm e incardinata in Cassazione con competenza unica su tutte le magistrature.
Un’eventualità vista come il fumo negli occhi dalla corporazione dei magistrati che teme, in questa maniera, di non avere più agibilità. D’altra parte, il Csm, così com’è strutturato attualmente, bilanciato con la presenza di lobby correntizie e politicizzate, non ha mai preso decisioni “sorprendenti” muovendosi con passo felpato e una cautela in molti casi imbarazzante.
Per ridisegnare, invece, i nuovi confini sulla pubblicazione delle intercettazioni e il diritto della pubblica opinione ad essere informata sulle indagini e i processi nel rispetto della privacy – soprattutto quella delle persone non direttamente coinvolte nelle inchieste – si attende lo svolgimento del “giro di tavolo” con i direttori dei giornali.
Per quanto riguarda, infine, la prescrizione, il “tema” sarà affrontato in un provvedimento complessivo di riforma del processo penale in base a quanto ha dichiarato oggi il sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri. Non è un mistero, comunque sia, che questi tre capitoli sono quelli sui quali sono maggiori le distanze della maggioranza dalle posizioni di Forza Italia. E anche nella stessa maggioranza ci sono i distinguo del partito di Angelino Alfano, e di componenti dello stesso Pd soprattutto per quanto riguarda la riforma del Csm.
Non è escluso, inoltre, che rimanga fuori dal Consiglio dei ministri di fine mese anche la riforma del falso in bilancio, eventualità di cui ha parlato ancora Ferri. Del resto lo stesso Guardasigilli Orlando, al termine dell’incontro con Caliendo che ha sollecitato a non reintrodurre tout-court la sanzione penale almeno per le violazioni formali, ha detto che l’argomento sarà oggetto di riflessione ulteriore.