Renzi vince sul Senato dei 100 ma è costretto ad ammettere che la finanza pubblica fa acqua

L’approvazione del Senato dei 100 con il sì all’articolo 2 del ddl riforme costituisce per Renzi una vittoria solo a metà. Guardando bene l’altra faccia della medaglia, infatti, il sì arriva proprio nella giornata in cui il premier deve ammettere che non ci sono le coperture per estendere il bonus da 80 euro a pensionati e partite Iva. In pratica è passata una riforma per nulla epocale che è servita come “pezza” da mettere su uno stato della finanza pubblica tutt’altro che rassicurante. La fase è di sostanziale stagnazione, avverte l’Istat, mentre mister forbici Carlo Cottarelli polemizza su una spending review che non farà risparmiare i 16 miliardi previsti nel 2015. Prospettive tutt’altro che rosee, quindi, dinanzi alle quali gli italiani vengono distratti con il Senato dei 100 e il Pd può consolarsi con una mezza pace siglata con i “compagni” di Sel. Non si tratta certo di obiettivi storici.

Ora le votazioni sulle riforme costituzionali riprenderanno in Senato da lunedì. L’articolo 2 approvato nel fine settimana prevede un Senato di cento senatori: 95 rappresentativi delle istituzioni territoriali e cinque che potranno essere nominati dal Presidente della Repubblica. È il cuore della riforma voluta da Renzi e dal ministro Boschi: l’elettività di secondo grado dei senatori. Saranno infatti i Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti. Inoltre le regioni eleggeranno ciascuna un altro senatore scegliendolo tra i sindaci dei rispettivi territori, per un totale, quindi, di 21 primi cittadini che arriveranno a Palazzo Madama. La ripartizione dei seggi tra le varie Regioni avverrà “in proporzione alla loro popolazione” ma nessuna Regione potrà avere meno di due senatori. La durata del mandato dei nuovi membri del Senato coinciderà con quella prevista negli organi (Regioni o Comuni) in cui sono stati eletti. Il sistema che verrà adottato per la scelta di consiglieri regionali e sindaci da “inviare” a Palazzo Madama sarà regolato da una legge elettorale ad hoc, con un punto fermo: i seggi saranno attribuiti in proporzione rispetto ai voti espressi a livello locale e alla composizione degli stessi Consigli regionali.