Renzi tocca il santuario della giustizia, le toghe non gradiscono. Arriverà il trattamento-Berlusconi?

Trattamento-Berlusconi per Renzi, che ha osato metter mano alla riforma della giustizia introducendo il principio della responsabilità civile dei giudici? Possibile, vista l’aria che tira da ieri nei Palazzi di giustizia italiani. Nonostante il presidente del Consiglio abbia escluso che la riforma della responsabilità civile dei magistrati sia per loro “punitiva”, l’Associazione nazionale magistrati non è affatto convinta che sia così. Anzi ritiene che proprio queste nuove norme finiscano per dare all’opinione pubblica il messaggio che “la giustizia funziona male perché i magistrati fanno errori” e che dunque i problemi del settore “si risolvano sanzionando i giudici che sbagliano”. È il segretario Maurizio Carbone a ribadire l’opposizione del sindacato delle toghe alle norme licenziate dal consiglio dei ministri nell’ambito della riforma complessiva della giustizia. Una riforma di cui l’Anm apprezza alcuni interventi, come il ritorno del falso in bilancio e l’introduzione del reato di autoriciclaggio, la centralità data alla giustizia civile, e i limiti ai ricorsi in appello e in Cassazione. Ed ovviamente anche la dichiarata volontà del governo di non limitare l’uso delle intercettazioni da parte dei magistrati. Resta comunque “un grosso neo: non aver affrontato con il coraggio necessario il nodo spinoso della prescrizione. Ci aspettavano un intervento più massiccio e radicale che mettesse in discussione l’intero assetto della ex Cirielli, che ha dato cattiva prova di se'”. La ferita che brucia sono però le nuove norme sulla responsabilita’ dei giudici, presentate dal premier con lo slogan che anche per i magistrati ora “chi sbaglia paga”. “Intanto si dà l’idea sbagliata che oggi ci sia l’irresponsabilità dei magistrati per i loro errori”, osserva Carbone. E poi eliminando il filtro sull’ammissibilità delle richieste di risarcimento di chi ritiene di aver subito un danno ingiusto per mano di un giudice “si dà il via libera ad azioni strumentali contro i giudici; quel filtro ha svolto un ruolo importante: evitare azioni manifestamente infondate da parte di chi ha ottenuto una decisione del giudice a lui non favorevole. Ed è significativo che mentre nel penale il governo prevede la riduzione delle forme di impugnazione, un intervento che giudichiamo positivo, vada in controtendenza proprio nei confronti dei magistrati. Tutto questo – ribadisce Carbone – può dare l’impressione di una volontà punitiva”.