Quarant’anni fa la caduta di Nixon: vittoria dell’informazione o ispirazione dei poteri forti?

Quarant’anni fa si dimetteva Richard Nixon, travolto dallo scandalo del Watergate, salendo alle cronache come il primo e unico presidente americano a lasciare l’incarico. Celebrata all’epoca come un “trionfo” della democrazia americana e come una storica vittoria del giornalismo libero, quella vicenda  non ha mai cessato di porre interrogativi, anche perché la caduta di Nixon produsse un sensibile mutamento negli equilibri tra politica e potere mediatico-economico. E si tratta di un profilo che emerge in controluce nello stesso film Tutti gli uomini del presidente (interpretato da Dustin Hoffman e Robert Redford) , che celebra le gesta  di Bob Woodward e Carl Bernstein, autori dell’inchiesta giornalistica che fu fatale per l’inquilino della Casa Bianca. Nella pellicola compare una misteriosa “gola profonda” che fornisce le informazioni riservate a Woodward. Poi, e solo 32 anni dopo, si è saputo che si trattava nientemeno che di William Mark Felt, il numero due dell’Fbi nei primi anni Settanta. Se l’idenità dell’autorevole informatore fosse stata rivelata allora, è probabile che la storia americana avrebbe preso una ben altra piega.

Sarebbe infatti emerso chiaramente che c’erano importanti settori dell’amministrazione e del potere economico che volevano disfarsi di un inquilino della Casa Bianca divenuto all’improvviso ingombrante. Per quale motivo? Partiamo dal fatto che Nixon era in quegli anni nel pieno  della popolarità e del successo politico. Era stato riconfermato alla presidenza degli Usa strapazzando l’antagonista democratico George McGovern e aveva prodotto (grazie al suo grande segretario di Stato, Henry Kissinger) un mutamente decisivo nelle relazioni internazionali, inaugurando quell’apertura diplomatica alla Cina di Mao che accentuò l’isolamento politico dell’Urss. È probabile quindi che il duo Nixon-Kissinger apparisse “troppo” potente agli occhi di settori che avevano evidentemente bisogno, in quel momento,  di un centro politico debole. Altro fattore decisivo era che il presidente e il suo segretario di Stato apparivano culturalmente “europei”; e non solo perché in quegli anni l’atlantismo era piena fortuna, ma anche per l’impostazione “realistica” della cultura politica di Kissinger, decisamente distante dai toni “missionari” dei politici americani. Tant’è che, a parte la parentesi di Ford, il successivo presidente fu Jimmy Carter, statista politicamente debole ma “eticamente” ispirato.

Secondo un sondaggio della Cnn, il Watergate un risultato certo lo ha avuto: da quando è accaduto,  la fiducia degli americani nel governo è sempre andata calando, fino a raggiungere di recente i minimi storici. Già, politica sempre più debole e poteri forti sempre più forti.