Prosegue l’orrore in tutto il Medio Oriente: decapitati altri ostaggi, uccisa un dottoressa siriana

Non si fermano in tutto il Medio Oriente i feroci assassinii da parte dei terroristi islamici. Dopo il video che mostra l’omicidio del giornalista americano, si è appreso che una giovane donna siriana medico è stata uccisa da jihadisti nell’est della Siria dopo esser stata rapita nella cittadina dove da mesi prestava servizio in un ospedale da campo. Lo riferiscono fonti autorevoli a Dayr az Zor, capoluogo della regione orientale siriana controllata dai miliziani dello Stato islamico. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria riporta la notizia a conferma di quanto riferito dalle fonti a Dayr az Zor. Secondo le fonti Ruaa Diab è stata uccisa in un “carcere” dello Stato islamico tra Mayadin e Shaddade, a nord-est di Dayr az Zor. La donna era stata rapita assieme a quattro suoi colleghi a Mayadin e di lei si erano perse le tracce. Le fonti affermano che i jihadisti hanno rapito e ucciso la donna perché accusata di curare non solo le donne ma anche i feriti maschi. Ufficialmente l’accusa rivolta a Ruaa Diab è stata quella di «aver formato una cellula incaricata di spiare per conto del regime siriano le attività dello Stato islamico» a Mayadin. Non è finita: i cadaveri di tre uomini decapitati, rapiti insieme a una quarta persona qualche giorno fa nel Nord del Sinai, sono stati trovati a ovest di Rafah. Lo affermano fonti della sicurezza egiziana. La regione è teatro di una vasta offensiva dell’esercito contro i gruppi jihadisti attivi nella penisola: martedì sono stati tre i presunti miliziani integralisti uccisi, altri 30 arrestati. Fonti della sicurezza precisano che in seguito anche il quarto uomo è stato ritrovato, anch’egli decapitato, poco a sud di al Arish. Secondo testimoni e abitanti, i quattro sarebbero stati rapiti da miliziani del gruppo salafita Ansar beit Maqdis e poi uccisi per vendicare la presunta collaborazione con le forze dell’ordine nell’operazione che qualche tempo fa a portato all’uccisione di uno dei leader del gruppo.

Il presidente americano Barack Obama è stato informato del video dell’Isis sulla decapitazione del giornalista freelance americano, James Foley, rapito in Siria nel 2012. Lo rende noto la Casa Bianca. Obama è stato informato mentre era sull’Air Force One, di ritorno a Martha’s Vineyard, dopo essere rientrato a Washington per due giorni. Il presidente, riferisce la Casa Bianca, continuerà a essere aggiornato. «Non siamo mai stati così orgogliosi di nostro figlio. Ha dato la sua vita cercando di rivelare al mondo la sofferenza del popolo siriano»: così Diane Foley, madre di James Foley. «Supplichiamo i rapitori di risparmiare la vita degli altri ostaggi. Sono innocenti, come lo era Jim. Non hanno controllo della politica del governo americano in Iraq, Siria o in altri parti del mondo», si legge sul profilo Facebook di Diane. Ma rimane il mistero sulla sorte di un terzo giornalista americano, Austin Tice, scomparso in Siria nel 2012 e la cui famiglia ha espresso nelle ultime ore le condoglianze ai genitori di James Foley, reporter statunitense ucciso barbaramente da jihadisti dello Stato islamico. Nel video si mostra la decapitazione di Foley e l’immagine di un altro giornalista americano, Steven Sotloff, anche lui in mano ai jihadisti che minacciano di ucciderlo. Nessuna menzione viene però fatta di Tice, 33 anni, scomparso il 14 agosto 2012 a nord di Damasco e a ridosso del confine con il Libano, in una regione che all’epoca era contesa tra forze del regime di Bashar al Assad e ribelli locali. Prima di intraprendere la professione di giornalista, Tice aveva servito come marines americano in Afghanistan e in Iraq. Ed era entrato in Siria dal Libano tramite valichi informali di frontiera. Alla fine di agosto 2012, il Washington Post, giornale per il quale Tice lavorava, citava fonti “bene informate”, tra le quali l’ambasciatore della Repubblica Ceca in Siria che rappresentava al momento gli interessi Usa, affermando che il giovane freelance era stato catturato da forze governative e detenuto nei pressi di Damasco. Ai primi di ottobre di due anni fa, la allora portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland, aveva confermato che Washington riteneva che Tice fosse nelle mani dalle forze lealiste. In quei giorni era apparso un breve video amatoriale che mostrava Tice, bendato, accompagnato da uomini incappucciati e vestiti di bianco lungo un non meglio precisato sentiero di montagna. «Negli ultimi 635 giorni – hanno scritto i genitori Marc e Debra Tice – abbiamo dovuto condividere un terribile incubo, che ci ha fatto essere vicini alla famiglia di Foley. A cui adesso va il nostro affetto».