Morto (nell’ospedale intitolato a Gesù Salvatore) Adel Smith, il musulmano che cacciò il crocifisso

Ne aveva fatta una ragione di vita. Adel Smith, 54 anni, era divenuto famoso nei primi anni Duemila per la sue violente battaglia contro la presenza di simboli sacri negli edifici pubblici, dalle scuole alle aule giudiziarie, dagli ospedali ai seggi elettorali, culminata con il lancio di un crocifisso dalla finestra dell’ospedale dell’Aquila. Ieri questo musulmano radicale nato ad Alessandria d’Egitto da padre italiano e madre egiziana, con un nonno inglese è morto, per una grave malattia. Ironia della sorte, è spirato proprio nel nosocomio aquilano di Coppito, intitolato a San Salvatore, sinonimo di Gesù Salvatore, dove aveva messo in atto la sua protesta più massimalista, quel lancio del crocifisso dalla finestra, mentre era lì ricoverata sua madre.
E anche stavolta, lì, nella stanza dov’è poi morto, aveva preteso e ottenuto che fosse tolto il crocifisso. Abitava a Ofena, piccolo paesello in provincia dell’Aquila, dov’era conosciutissimo e dove viveva con la moglie e i tre figli.
«È stato un coraggioso, che ha sempre utilizzato gli strumenti dell’ordinamento giuridico italiano per portare avanti le sue battaglie sui principi di libertà, in particolare di religione e della persona, contro qualsiasi forma di condizionamento anche subliminale – lo celebra il suo avvocato, Dario Visconti – e mi riferisco ai simboli religiosi, e all’imposizione di simboli monoconfessionali specificamente».
Estremista, aveva provocato l’avvio di numerosi procedimenti giudiziari sia intentati sia subiti da lui.
Nel gennaio 2006 fu condannato a 8 mesi di reclusione per vilipendio alla religione dopo aver gettato dalla finestra, tre anni prima, il crocifisso che si trovava nella stanza dell’ospedale dove era ricoverata sua madre.
Prima ancora, nell’ottobre 2003, dopo un suo ricorso, il giudice del Tribunale aquilano, Mario Montanaro, aveva emesso la sentenza-shock che imponeva la rimozione, entro 30 giorni, di qualsiasi simbolo religioso dalla scuola elementare e materna “Antonio Silveri” di Ofena, frequentata da due dei suoi tre figli. Nella stessa scuola, nel 2005, erano stati evitati, secondo il solito principio buonista che tanto piace a sinistra, il presepe e la recita natalizia, fatto che aveva suscitato, ovviamente, molte polemiche.
Sedicente presidente dell’Unione Musulmani italiani – ma la maggior parte degli islamici ne aveva preso immediatamente le distanze – si era candidato come presidente della Provincia di Napoli con la Lega Ausonia Sud e aveva scritto un libro dal titolo inequivocabile “Iddio maledica l’America”, apertamente sottotitolato “Ultimo avvertimento dell’Islam all’America”.
Polemico e provocatorio, cercava continuamente la rissa verbale nei dibattiti e nei confronti ai quali veniva chiamato tanto che durante un dibattito aveva provocato la reazione di alcuni militanti di Forza Nuova che lo avevano poi malmenato.