Meglio tardi che mai: un imam espulso dall’Italia perché in moschea incitava alla violenza

Espulso. Finalmente – dopo anni in cui nelle moschee, specie in quelle periferiche, c’era di tutto e di più, persino terroristi nascosti – un imam è stato mandato via per le sue frasi in cui si incitava alla violenza. La decisione di Alfano colpisce il marocchino Raoudi Albdelbar della struttura di San Donà di Piave, espulso per «grave turbamento dell’ordine pubblico e pericolo per la sicurezza nazionale e discriminazione per motivi religiosi». L’imam, in un sermone di fine luglio, avrebbe incitato all’odio contro gli ebrei: «Oh Allah – avrebbe detto tra l’altro l’imam le cui parole sono state riprese in un video reso noto dall’ associazione Memri.org – porta su di loro ciò che ci renderà felici. Oh Allah, contali uno a uno e uccidili fino all’ultimo. Non risparmiare uno solo di loro». Il provvedimento di espulsione, sottolinea ancora il Viminale, è stato adottato sulla base di scrupolosi accertamenti condotti dal Servizio centrale Antiterrorismo, con il concorso della Digos di Venezia e d’intesa con la procura.

«Alfano espelle l’imam di San Donà di Piave perché incitava alla violenza e all’odio religioso. Ben fatto!», commenta il senatore azzurro Maurizio Gasparri. «Alfano chiuda la moschea di San Donà di Piave – incalza a sua volta il leghista Prataviera – e imponga una moratoria sull’apertura di nuove moschee in tutto il Paese. Simili fatti sono allarmanti e gravissimi, siano di monito al governo: basta atteggiamenti lassisti». Prataviera chiede al governo di pretendere «sermoni in italiano e nessuna zona d’ombra, stop a nuovi permessi per la realizzazione di luoghi di culto o affini, censimento di quelli esistenti». Alla luce degli ultimi fatti, conclude, «il governo si svegli: tolleranza zero contro la minaccia islamica, potenziamento dei controlli all’interno dei centri islamici oggi aperti e operativi».