Mai visti tanti ministri-scendiletto in un governo solo, tutti devoti al “celestiale” premier

Come chiamarla? Renzite acuta, compulsione da subalternità, complesso del Capo o più semplicemente eccesso di compiacenza, che è uno stato d’animo diverso dalla gratitudine? Certo è che da quando il condottiero Matteo Renzi si è messo alla guida del governo, non c’è ministro che non apra il suo discorso, che non dedichi l’incipit di una dichiarazione o di un’intervista, sperticandosi nei ringraziamenti verso il leader maximo. L’ultima in ordine di tempo a prodigarsi in quest’opera di incensamento è la ministra della Pubblica istruzione, Stefania Giannini: «Vorrei dire grazie al presidente del Consiglio Matteo Renzi, perché finalmente nell’agenda del Governo l’istruzione e la ricerca tornano ad avere un ruolo centrale», ha detto la ministra nel corso di un intervento pronunciato alla cerimonia per il 70/o anniversario della strage nazista di Sant’Anna di Stazzema. Cosa abbia a che fare tutto questo con la commemorazione è difficile capire. Ma quel che è stucchevole è la piaggeria costante nei confronti del premier. Una piaggeria che ormai investe l’intera compagine di governo. A blandire  l’ex sindaco , prima della Giannini, hanno provveduto , tra gli altri , la Mogherini, responsabile degli Esteri, e persino un tecnico tutto d’un pezzo come Padoan, responsabile del Dicastero dell’Economia. Insomma, quella del ringraziamento verso il “celestiale” inquilino di Palazzo Chigi sta diffondendosi come una epidemia. Sta diventando un rituale che rischia, ammettiamolo, di sconfinare nel ridicolo. Quando si è ministri, occorre essere sobri, seri, essenziali. Evitando di dire baggianate come quella proferita  dalla Giannini che dimentica, in tanto sproloquiare di riconoscenza verso il “Supremo”, che  nell’agenda del Governo il tema dell’istruzione e della ricerca è entrato non una ma tante volte. L’ultima riforma della scuola , in ordine di tempo, porta il nome della Gelmini, ministro del Governo Berlusconi. Si può discutere sul merito di quella riforma, pensarla come ognuno crede. Quel che non si può fare , è spacciare per originale una decisione che tale non è. Addirittura, il semplice inserimento in agenda dell’argomento Scuola. Come se questo solo fatto fosse di per sé emblema del nuovo che avanza. Più che il nuovo a noi sembra che avanzi una forma  di adulazione. L’adulazione che diventa lusinga, allettamento improvvido e inopportuno. Si liberino, i ministri, da questa forma di puerile minorità. Ne va della dignità del ruolo.