Le spese dello Stato esplodono: con il governo di “Don Matteo” sono salite del 7,8 per cento

La Ragioneria generale dello Stato sta diventando un incubo per Matteo Renzi. Che il giovanotto abbia in uggia questo pezzo autorevole e competente della Pubblica Amministrazione è fuor di dubbio. Male per lui. I conti sono conti. Non si può scherzare. Nè prendersela sempre e comunque con chi ha il dovere di far rispettare le regole di bilancio e di dire “pane al  pane, vino al vino”. Dopo la sconclusionata faccenda dei 4000 professori in predicato di pensionamento che sono rimasti a bocca asciutta per evidente mancanza di copertura finanziaria e quella, non meno clamorosa, dei docenti universitari e primari, arrivano le cifre di aggiornamento della spesa pubblica complessiva. Da Via XX Settembre fanno sapere che la spesa pubblica ha registrato quest’anno un balzo del 7,8%. Abbiamo ormai toccato quota 825,1 miliardi di euro sotto la voce  “uscite” del bilancio statale. A salire vertiginosamente è la spesa corrente, ossia un costo in cui sono compresi acquisti, redditi, ammortizzatori sociali, fondi per Regioni ed enti locali. Un ventaglio di uscite che assorbe, al netto del debito, 91 euro ogni 100 spesi dallo Stato.

Insomma, le varie manovre anti-crisi messe in piedi a partire dal Governo Monti fino al Governo Renzi, con in mezzo l’Esecutivo Letta, hanno inciso pesantemente sul pubblico impiego, il cui costo è diminuito grazie al blocco del turn over, ma non hanno prodotto  effetti di risparmio né di contenimento sul versante dei contratti e dei consumi intermedi dello Stato. In sostanza, sono aumentate le spese di funzionamento della macchina amministrativa. Con l’aggravante che non c’è stato alcun  miglioramento nella prestazione dei servizi a favore dei cittadini. Insomma, passata la festa, gabbato lo Santo. E’ proprio vero che al peggio non c’è mai fine.