Le lobby economiche vogliono mettere le mani sui nostri beni, la loro arma si chiama Erf

Stanno per sferrare l’attacco finale per intascare il patrimonio italiano. Scoppia la polemica sul Fondo europeo di redenzione, l’Erf, di cui gran parte dell’opinione pubblica non è a conoscenza e che forse non riuscirebbe nemmeno a comprendere in pieno perché è un meccanismo infernale, capace di permettere ai cosiddetti poteri forti di affondare il coltello nella torta dei paesi. Innanzitutto nella torta dell’Italia. «È una proposta criminale inaccettabile», afferma Giorgia Meloni spiegando che «è l’atto finale di un disegno subdolo delle lobby economiche e finanziarie che governano l’Ue per privare definitivamente i popoli europei della loro sovranità. Fratelli d’Italia è stato tra i primi a denunciare questa vergogna: i tecnocrati di Bruxelles e i banchieri di Francoforte vogliono mettere le mani sui beni nazionali, dai monumenti alle grandi aziende, e controllare anche la politica fiscale degli Stati. È un proposta criminale e inaccettabile – ribadisce l’ex ministro – che l’Ue riesce a portare avanti anche in Italia grazie alla compiacenza dei tre burattini che ha piazzato a Palazzo Chigi in questi anni: Monti, Letta e Renzi. Questo fondo rappresenta l’ultima geniale trovata di quei presunti “tecnici” ed economisti che hanno gettato l’Europa in una crisi senza precedenti – rileva la Meloni – sono loro che avrebbero bisogno di “redenzione” dopo i disastri che hanno causato». Ma, conclude, «la strada per tornare a crescere è esattamente opposta a quella sostenuta dal gotha di Bruxelles».

«Il cosiddetto redemption fund – ha detto a sua volta Daniele Capezzone – è un meccanismo che sarebbe l’anticamera della curatela fallimentare europea sull’Italia, con relativo rischio di svendita di nostri asset». Per il presidente della Commissione Finanze «qui si preparerebbe una sorta di “svendi-Italia”: e, al netto della buona fede di tutti, dei protagonisti di allora e di quelli di ora, si tratterebbe della prosecuzione con altri mezzi di quella “operazione-Britannia” che, nel ’92-’93, portò l’Italia a perdere a prezzi da saldi di fine stagione pezzi rilevanti di chimica, meccanica, agroalimentare, e non solo. Quindi, ripeto la mia personale contrarietà al meccanismo Erf, e ribadisco ancora una volta: privatizzare sì, svendere no».

La tensione si alza, la polemica ha toni alti. Arriva una prima – timida – smentita. «Non è previsto nessun seguito da qui alla fine del mandato di questa Commissione al rapporto di marzo sulla creazione di un fondo di redenzione europeo del debito», si limita a dire il portavoce del commissario Ue Jyrki Katainen. «Bene – replica Capezzone – che ora il portavoce di Katainen seppellisca l’ipotesi Erf, cioè una impropria curatela fallimentare europea sull’Italia. Ma vigiliamo: ci sono “sponsor-svenditori” italiani di questa operazione…”.