L’allarme di Padoan: presto per tirare un bilancio sugli 80 euro. Ma minaccia di tagliare le detrazioni dal 2015

«La revisione della spesa è e resta al centro della strategia del governo. È indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi di crescita e della sostenibilità della finanza pubblica». Parola del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che nell’informativa urgente alla Camera ha tracciato un primo bilancio alla luce dell’ultima rilevazione sul Pil in ulteriore calo. Le parole del capo del Tesoro risuonano come un campanello d’allarme, con buona pace di Matteo Renzi che ancora esibisce una «grande speranza» di rilancio. I fatti parlano chiaro: quanto fatto sinora non ha funzionato e i dati pubblicati dall’Istat sono peggiori di quanto i tecnici di via XX Settembre pensassero. «È prematuro abbandonarsi a valutazioni sull’impatto degli 80 euro a soli tre mesi dalla sua introduzione», dice Padoan per tenersi le mani libere, «per produrre effetti significativi sulle decisioni di spesa deve essere credibile e permanente». Ma tutti sanno, a partire dal commissario della spending rewiev Carlo Cottarelli, che l’elemosina renziana non è una manovra strutturale tanto che Padoan è costretto ad assicurare che nella legge di stabilità saranno «trovate coperture strutturali». La decisione sull’allocazione delle risorse è una delle funzioni essenziali della politica – dice ancora il titolare dell’Economia in Aula alla Camera – e il processo di revisione della spesa e le decisioni che ne conseguono sono compito del governo, sulla base di indicazioni di opzioni tecniche. «Revisione delle agevolazioni e delle detrazioni fiscali per garantire un miglioramento dei conti pubblici di 3 miliardi nel 2015, 7 nel 2016 e 10 nel 2017», ha aggiunto spiegando che scatterebbero nel 2015. Viceversa si deve procedere con la revisione della spesa.
«Il ministro Padoan è uomo serio, e quindi merita rispetto personale. Ma purtroppo ciò che non convince affatto del suo intervento è la logica minimalista, da “zero virgola”, con cui il governo cerca (e dubito che ci riesca senza una pesante manovra) di rientrare nei vincoli europei», è stato il primo commento a caldo del forzista Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze di Montecitorio. La formula, invece, resta quella di sfondare il rapporto del 3% e tagliare le tasse per 40 miliardi di lire: «Se non faremo questo, resteremo appesi alle discrezionalissime valutazioni della nuova Commissione e, in ultima analisi, in nome di una sin troppo lunga subalternità rispetto a Berlino e Bruxelles, resteremo inchiodati alla non-crescita e alla attuale depressione della nostra domanda interna».