La mamma in affitto partorisce un gemello down. I “genitori committenti” lo abbandonano

Aveva “affittato” l’utero a una coppia australiana che però, al termine della gravidanza, ha deciso di prendere solo uno dei gemelli nati perché l’altro era affetto da sindrome di Down. La storia di Pattharamon Janbua, una ragazza thailandese di 21 anni, è riportata dal sito della tv australiana Abc.

La donna era stata pagata 16mila dollari australiani, circa 12mila euro, per portare a termine la gravidanza, ma quando la coppia australiana ha scoperto che uno dei due gemelli partoriti era down hanno deciso di riportare in Australia solo la sorellina. Il piccolo Gummy, questo il nome dato al bimbo, è rimasto così con la “famiglia surrogata”, che ha già altri due figli di tre e sei anni. «Noi siamo poveri, i soldi dovevano servire per l’educazione dei miei figli – ha spiegato la donna – e per pagare alcuni debiti. Non è giusto che le cose siano andate così, perché uno dei due gemelli deve avere una vita così dura?». La mamma surrogata si sta occupando del piccolo Gammy, che però ha anche una patologia cardiaca che richiede un intervento chirurgico molto costoso. L’emersione della storia ha fatto scattare la solidarietà internazionale e, attraverso il sito Hope for Gummy, sono già stati raccolti 97mila dei 100mila dollari australiani necessari. La vicenda, però, racconta anche meglio di qualsiasi discorso accademico, di principio o ideologico quali siano i rischi connessi a pratiche come l’utero in affitto il cui presupposto è la mercificazione della vita, con tutto ciò che ne consegue: dal fatto che la povertà possa trasformare una donna in una “incubatrice” al fatto che un bambino malato possa essere trattato come un “prodotto difettato” da rimandare o lasciare al fabbricante.