Israele diserta i negoziati del Cairo, ma valuta un ritiro unilaterale: «Calma in cambio di calma»

La radio militare israeliana ha annunciato che Israele ha rinunciato, per il momento, a partecipare ai colloqui nella capitale egiziana, anche a causa dell’incertezza sulla sorte del soldato rapito ieri ai margini di Gaza. In particolare, il governo di Tel Aviv non intende più raggiungere un cessate il fuoco nella Striscia tramite negoziati con Hamas, ma piuttosto valutare la fine delle operazioni a Gaza e un ritiro unilaterale, una volta ottenuto però il ripristino della deterrenza. Sarebbe questa una delle decisioni – secondo indiscrezioni di stampa – prese venerdì dal gabinetto di sicurezza. «Se avvertiremo che la deterrenza è stata raggiunta – ha detto un esponente ufficiale, citato da Haaretz in forma anonima – lasceremo la Striscia in base al principio di “calma in cambio di calma” (ovvero niente raid israeliani a patto che non siano lanciati razzi dalla Striscia, ndr). Se ci accorgeremo invece che la deterrenza non è stata ancora raggiunta, continueremo l’azione a Gaza, oppure lasceremo il terreno affidandoci agli attacchi aerei». La decisione di queste ore di autorizzare il ritorno della popolazione civile nel settore Nord della Striscia sembra rafforzare a breve l’ipotesi prospettata dalla fonte riportata da Haaretz. Al tempo stesso Israele cercherà – sempre secondo le indiscrezioni stampa – di raggiungere comunque intese con l’Egitto, con il presidente palestinese Abu Mazen e con la comunità internazionale riguardo la la ricostruzione della Striscia, una prospettiva di smilitarizzazione di Hamas e la supervisione delle merci che entrano a Gaza.  Intanto i razzi lanciati da Gaza continuano a colpire il sud di Israele, nelle comunità a ridosso della Striscia. Almeno cinque – dicono i media – sono caduti nella zona di Shaar Ha Neghev. Le sirene di allarme sono risuonate nelle località di Sderot e a Nahal Oz. Dal Cairo, una «fonte autorizzata» del ministero degli Esteri egiziano ha ricordato che il valico di Rafah è «sempre aperto» per il passaggio di feriti e aiuti umanitari e tocca a Israele aprire gli altri sei passaggi di accesso alla Striscia per consentire il transito in ossequio al diritto internazionale e alla Convenzione di Ginevra. La fonte ha comunicato che fino al 31 luglio sono passati da Gaza all’Egitto più di 3.500 palestinesi e sono molti i feriti di Gaza ricoverati in ospedali egiziani dall’inizio del conflitto (circa 200 secondo una stima giornalistica). Le tonnellate di aiuti umanitari (cibo e medicine) transitati verso la Striscia sono «più di mille», ha precisato la fonte. Il valico di Rafah è l’unico di quelli della Striscia non controllato da soldati israeliani.