Iraq sempre peggio: centomila cristiani in fuga, donne prese prigioniere, villaggi devastati

Non sono bastati ben due interventi umanitari armati per pacificare l’Iraq, né le migliaia di soldati sacrificati e le immense risorse impiegate dalla comunità internazionale: tutto inutile, in Iraq la situazione è peggiore di prima. Sono circa 100.000 i cristiani in fuga dalle città del nord iracheno conquistate nella notte tra mercoledì e giovedì dai jihadisti, che hanno anche tolto le croci dalle chiese e bruciato antichi manoscritti. Lo ha riferito il patriarca caldeo di Kirkuk, Louis Sako, parlando di disastro umanitario: «Le chiese sono occupate, le croci sono state tolte. Ci sono 100.000 profughi cristiani che sono fuggiti con nient’altro che i loro vestiti addosso, alcuni a piedi, per raggiungere la regione del Kurdistan». Il prelato ha aggiunto che i jihadisti hanno bruciato 1.500 antichi manoscritti cristiani. Qaraqosh è la più grande città cristiana dell’Iraq, nella provincia settentrionale di Ninive, di cui Mosul è la capitale. I jihadisti hanno conquistato anche le città vicine di Tal Kayf, Bartella e Karamlesh. Ogni ora giungono notizie sempre più inquietanti: «I jihadisti del califfato sono arrivati in forze mercoledì sera alle 11 e con gli altoparlanti hanno imposto alla popolazione di abbandonare le loro case così come erano. La gente è stata costretta a scappare in pigiama». È la drammatica testimonianza all’agenzia vaticana Fides di suor Luigina delle Suore Caldee Figlie di Maria Immacolata in merito alla cacciata degli abitanti dei villaggi cristiani della valle di Ninive. «Qaraqosh, la più grande città cristiana dell’Iraq, e tutti i villaggi circostanti sono stati svuotati dei loro abitanti di fede cristiana. Persino il villaggio di Alqosh, abitato da sempre solo da cristiani, è stato abbandonato», dice la religiosa. «Non abbiamo ancora cifre precise sul numero degli sfollati. Si tenga presente però che la valle di Ninive aveva accolto i cristiani cacciati da Mosul nelle ultime settimane e quelli che fin dal 2003 erano fuggiti da Baghdad», spiega suor Luigina. «Ora queste persone si trovano alla frontiera con il Kurdistan iracheno – aggiunge – Nelle ultime ore le autorità locali hanno dato il permesso di farle entrare nel loro territorio dove sono accolte nelle parrocchie della zona. L’arcivescovo di Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, ha lanciato un appello per raccogliere coperte e generi di prima necessità».
Intanto si è appreso che almeno il 10% dei miliziani del gruppo jihadista Stato Islamico (Isis) vicino ad Al Qaida, che ha preso il controllo di ampie aree di Siria e Iraq, proviene dalla Turchia, secondo il settimanale tedesco Die Welt, ripreso dalla stampa di Ankara. I combattenti dell’Isis, per lo più stranieri, sono fra 10 e 15mila. Del gruppo armato, accusato di violenze e atrocità in Siria e Iraq, farebbero parte miliziani europei di origine turca giunti da Germania, Francia, Belgio e Austria, scrive Die Welt. Il governo del premier islamico Recep Tayyip Erdogan è stato accusato più volte dall’opposizione turca e dai curdi-siriani di avere aiutato in Siria non solo i ribelli sunniti ufficiali dell’Els ma anche i gruppi armati jihadisti vicini ad Al Qaida come Isis e Fronte al Nusra. La stampa turca ha espresso preoccupazione per le conquiste dei miliziani jihadisti lungo le frontiere sud del Paese, dove controllano ampie fette di territorio. Lo Stato islamico avrebbe ora anche centinaia di simpatizzanti all’interno della Turchia, in particolare a Istanbul.
C’è anche un altro risvolto dell’invasione degli integralisti islamici: centinaia di donne della minoranza religiosa degli Yazidi rischiano di diventare schiave dei miliziani dello Stato islamico (Isis). Questo lo scenario paventato dal governo iracheno, che lancia un appello alla comunità internazionale perché contribuisca a salvare dall’estinzione questa antica comunità. «Abbiamo ricevuto notizie – ha affermato in un comunicato il ministero per gli Affari femminili – le quali confermano che l’Isis tiene prigioniere ragazze e donne in una grande casa di Sinjar, mentre altre donne e i loro bambini sono state spostate verso Tal Afar dopo che gli uomini delle famiglie sono stati uccisi». Martedì, parlando in Parlamento, una deputata della comunità degli Yazidi aveva detto che almeno 500 uomini sono stati massacrati dai jihadisti e altrettante donne sono state fatte prigioniere e trasferite in qualche località vicino a Tel Afar. E anche in queste ore ci sono migliaia di Yazidi e di Turcmeni del Nord Iraq in fuga davanti a violenze e atrocità dei miliziani jihadisti chepotrebbero cercare rifugio in Turchia, riferisce la stampa di Ankara. I jihadisti dell’Isis hanno occupato negli ultimi giorni alcune zone del nord Iraq dove vivono migliaia di Yazidi, una comunità pre-islamica curda che si ispira all’antica religione zoroastriana.