Iraq nel caos, la Francia chiede all’Ue di svegliarsi. Sergio Romano: da Obama strategia perdente

Il caos regna a Baghdad, dove il presidente della Repubblica, Fuad Masum, ha incaricato un esponente sciita, Haidar al Abadi, di formare un nuovo governo che favorisca una riconciliazione con la comunità sunnita, ma il premier in carica Nuri al Maliki non dà segno di volersi dimettere, definendo tale decisione una “violazione della Costituzione” e attaccando gli Stati Uniti, che sarebbero “al fianco” di chi vuole metterlo da parte. Barack Obama, da parte sua, benedice la svolta politica e dà il via a nuovi raid contro gli integralisti dell’Isis. 

Nel frattempo le forze dello Stato islamico (Isis) hanno conquistato la città di Jalawla, 130 chilometri a nord-est di Baghdad, dopo avere perduto quelle di Makhmur e Guwair, dove erano entrati i Peshmerga curdi, appoggiati dai raid aerei americani. E continua il dramma di decine di migliaia di profughi della minoranza Yazidi, fuggiti nei giorni scorsi dalla città di Sinjar conquistata dai jihadisti. Secondo la deputata Vian Dakhil, appartenente a questa comunità, “50 bambini al giorno” muoiono sulle montagne intorno a Sinjar, dove molti sfollati sono bloccati senza viveri ed acqua. Altre migliaia, invece, affrontano in condizioni difficilissime il viaggio verso la frontiera siriana, distante decine di chilometri, per mettersi in salvo. L’Isis “non vuole fare altro che un genocidio della minoranza curda”, hanno denunciato i rappresentanti di questa comunità. E anche il segretario generale della Lega Araba, Nabil al Arabi, ha condannato come “crimini contro l’umanità” che “vanno puniti” le violenze compiute dall’Isis.

Dopo che il ministro italiano Federica Mogherini aveva parlato di valutare insieme ai principali partner europei la possibilità di un “sostegno” al governo curdo, anche il suo omologo francese, Laurent Fabius, ha affermato che “è indispensabile che l’Unione Europea si mobiliti per rispondere alla richiesta d’aiuto” dei curdi, che hanno “necessità imperiosa di disporre di armi e munizioni”. Per Fabius è ora che l’Ue torni dalle ferie. Da parte sua, il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond ha detto di non vedere “un ruolo militare al momento” per il suo Paese, che partecipa con gli Usa al lancio di aiuti umanitari per i profughi Yazidi.

Le ragioni di un intervento militare Usa in Iraq sono state difese oggi in un editoriale sul Corriere della Sera da Sergio Romano, il quale definisce  una “strategia perdente” quella di Obama. Un eventuale intervento armato non sarebbe simile infatti a quello di Bush o a quello in Libia per abbattere Gheddafi. Quelle guerre infatti, scrive Romano , “ebbero l’inevitabile effetto di creare instabilità”, mentre un intervento contro lo Stato islamico “dovrebbe restaurare la stabilità là dove è minacciata da una forza fanatica”. In ogni caso Obama non può ignorare che “le condizioni dell’Iraq, anche dopo il ritiro delle truppe americane, restano una responsabilità morale del suo Paese”.