Iraq, le chiese si organizzano per aiutare i cristiani cacciati dalle case. E tra un po’ inizia la scuola…

Non c’è solo l’emergenza di questi giorni, con i profughi iracheni ammassati soprattutto nel Kurdistan. Per i cristiani cacciati dalle loro case, e anche per gli appartenenti alle altre minoranze religiose, si prospetta un periodo non breve, fuori dalle proprie case e dunque nell’attuale difficile situazione. E allora le chiese locali si sono riunite per un primo coordinamento sul da farsi. Tra un po’ ricominciano le scuole: questa una delle priorità da affrontare. Come anche occorre pensare, già oggi, che arriverà in quelle terre la stagione fredda. Al momento gli sfollati sono accolti in Kurdistan in una situazione di emergenza e c’è anche chi continua a dormire all’aperto. Per affrontare i bisogni materiali immediati di questi giorni sono arrivati alle comunità cristiane, ma anche a quelle yazide, gli aiuti del Papa. Il cardinale Fernando Filoni, inviato in Iraq nei giorni scorsi da Francesco, ha fatto avere un milione di dollari, che per il settantacinque per cento andranno alla più numerosa comunità cristiana e per il venticinque per cento a quella yazida. Ma in queste ore la chiesa impegnata sul territorio guarda anche al dopo-emergenza. Per questo si è tenuta una riunione operativa presso la sede del Patriarcato caldeo. I capi di tre Chiese orientali si sono incontrati con i responsabili locali delle associazioni cristiane per mettere a punto un piano coordinato in vista dell’inizio dell’anno scolastico e dell’avvicinarsi delle stagioni più fredde. All’incontro hanno preso parte il Patriarca caldeo Louis Raphael I, il Patriarca siro cattolico Ignatius Joseph III e il Patriarca siro ortodosso Ignatius Aphrem II. «La realtà – spiega all’agenzia Fides Saad Sirop Hanna, vescovo ausiliare di Babilonia del Caldei – è che il numero dei profughi è altissimo, e finora non si vede la possibilità di un loro ritorno nelle proprie case». Alcuni cristiani sfollati dalle milizie dell’Isis sono arrivati in queste ore anche nella capitale. «Molte famiglie cristiane fuggite da Mosul e dalla Piana di Ninive – riferisce il vescovo Saad Sirop Hanna – negli ultimi giorni sono arrivate anche a Baghdad, dove hanno parenti e amici che hanno posto per ospitarli». E non c’è solo l’Iraq: la tragedia umanitaria prosegue anche in Siria. «Purtroppo, i riflettori sulla Siria – denuncia il Nunzio apostolico a Damasco, mons. Mario Zenari – si sono spenti. La Siria è scomparsa dai radar della comunità internazionale. Non fa più notizia la gravità quotidiana. Ogni giorno, ci sono una media di 180 morti, in Siria: una cifra che dovrebbe non lasciare tranquilli. E purtroppo, la Siria è caduta nel dimenticatoio».