“Inchini”, la processione proibita in Calabria emigra in Lombardia e dribbla il no del vescovo

Tutta il mondo è paese, si dice. E forse è proprio così se un intero paese e le sue tradizioni laico-regiliose si spostano, come fosse un set di un film, di 1300 chilometri: dal santuario di Giffone, in Calabria, a Fino Mormasco, in Lombardia. Il motivo? Semplice: la storica processione del Santo, veneratissimo nel paese calabrese, San Bartolomeo, protettore dei macellai, uno degli apostoli venerati in particolare nel sud d’Italia, non si può tenere causa scandalo dell'”inchino” vietato fatto al boss di Oppido Mamertina nei mesi scorsi. Il vescovo di Oppido ha voluto dare un segnale forte e, così, ha vietato a tempo indeterminato tutte le processioni, senza distinzione né colore. Solo che anche Giffone, che quel Santo lo celebra con regolarità svizzera ogni 24 di agosto, ricade gerarchicamente sotto il controllo del vescovo di Oppido. E il paese ha, o meglio avrebbe, dovuto rinunciare alla sua storica processione di San Bartolomeo che, tradizionalmente, richiama migliaia di calabresi e turisti. Ma il Diavolo ci ha messo lo zampino. Negli anni 70′, milletrecento chilometri più a nord, i tanti calabresi di Giffone emigrati in quel di Fino Mornasco, avevano voluto una copia perfetta della statua di San Bartolomeo custodita nel santuario di Giffone in provincia di Reggio Calabria, e una processione simile a quella del paese di origine.
Un puntiglio che, ora, è diventato il vero asso nella manica dei fedeli, il modo, diplomaticamente ineccepibile, per “dribblare” l’ordine del vescovo di Oppido.
Certo, mai, i calabresi immigrati al Nord, avrebbero immaginato o sperato che la festa “surrogato”, voluta per sentirsi vicini alla loro terra, sarebbe arrivata a sostituire la principale. Sta di fatto che, domani, per una volta, i pullman di fedeli compiranno il percorso inverso: da Giffone a Fino Mornasco, località Andrate, anziché il contrario.
Così se anche a Giffone San Bartolomeo è rimasto chiuso nel santuario, ad Andrate dove da 45 anni, una settimana dopo, il 31 agosto festeggiano il santo, sarà festa grande. In barba ai divieti.
Domani quindi sono attesi migliaia di pellegrini e fedeli in più. Dal resto della Lombardia, dalla Svizzera, dove la comunità calabra è molto numerosa e dallo stesso comune di Giffone.
«Certo, arriverà molta più gente, tutti quelli che non hanno potuto tributare la loro devozione al santo in Calabria – spiega uno degli organizzatori, Pino Mandaglio – Ma mi raccomando che non si confondano i concetti: la mafia o la ‘ndrangheta non c’entrano proprio nulla, qui parliamo di fedeli, noi con fenomeni come l’inchino non abbiamo nulla a che fare”».
Di sicuro la folta comunità calabrese che gli altri anni raggiungeva Giffone il 24 agosto per la processione del santo patrono, quest’anno ha rinunciato e si riverserà ad Andrate. «Arriverà anche un pulmann dalla Calabria – spiega Mandaglio – ma anche questo è sempre avvenuto».
La festa negli anni è diventata sempre più imponente. Le cronache parlano di una memorabile alla fine degli anni ’70 quando si esibì addirittura Mino Reitano, il cantautore calabrese che viveva in Brianza ed è morto nel 2009. Durante la processione tradizionalmente la statua viene portata a spalla dagli emigrati. Domani l’appuntamento è alle 15 e chiuderà i festeggiamenti per il santo cominciati martedì scorso.
«Ma ricordiamoci che non è solo una festa religiosa – ci tiene a precisare Mandaglio – Ci sono molti altri eventi e forse quello che piace di più è la sagra delle capre». Non per niente San Bartolomeo è anche protettore dei macellai.