In Iraq centinaia di donne yazidi rapite dall’Isis. Il governo di Baghdad chiede l’intervento internazionale

Dall’Iraq arriva la notizia di un caso simile a quello delle studentesse nigeriane rapite in primavera dall’organizzazione jihadista Boko Haram: centinaia di donne e ragazze della minoranza religiosa degli Yazidi, seguaci di una religione pre-islamica che si ispira allo zoroastrismo, sarebbero state fatte prigioniere dai miliziani dello Stato islamico (Isis), che si sono impadroniti della città di Sinjar, a un’ottantina di chilometri a ovest di Mosul, verso il confine con la Siria. Secondo quanto denunciato dal ministero per gli Affari femminili iracheno ora le vittime dell’Isis correrebbero il rischio di essere «rese schiave». Il governo di Baghdad, quindi, ha rivolto un appello alla comunità internazionale perché adotti «misure urgenti» per salvare le sequestrate. «Abbiamo ricevuto informazioni – si legge in un comunicato del ministero – che confermano che l’Isis tiene un certo numero di donne e ragazze rinchiuse in una grande casa di Sinjar, mentre altre donne e i loro bambini sono state spostate all’aeroporto di Tel Afar, dopo che tutti gli uomini sono stati uccisi, e la loro sorte rimane ignota». L’altro giorno una deputata irachena della comunità Yazidi, Vian Dakhil, aveva detto in Parlamento che «i miliziani dell’Isis hanno ucciso 500 uomini solo perché Yazidi, hanno fatto prigioniere 500 donne e le tengono ora in una località vicino a Tel Afar». Nelle stesso ore, poi, l’Unicef denunciava la morte di quaranta bambini della stessa minoranza, avvenuta nei giorni scorsi, mentre fuggivano con le loro famiglie dopo la conquista di Sinjar ad opera dell’Isis. Secondo i rapporti delle autorità, ricevuti dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, i bambini sono morti per conseguenza diretta delle violenze ovvero per le condizioni in cui si sono trovati durante la fuga, a partire dalla disidratazione. Sinjar è tra le principali località irachene abitate dalla minoranza degli Yazidi. Migliaia di civili sono fuggiti dalla città, caduta domenica nelle mani dei jihadisti sunniti, temendo le violenze dello Stato islamico, che a Mosul ha espulso tutti i cristiani e ha compiuto atti di violenza contro gli sciiti. Tra i profughi, ha fatto sapere ancora l’Unicef, vi sono 25mila bambini che sono bloccati con le famiglie sulle montagne intorno a Sinjar e che hanno bisogno urgente di assistenza umanitaria, compresi acqua potabile e servizi sanitari.