Il virus Ebola supera quota 900 vittime. Lorenzin in Parlamento: «Nessun rischio di contagio in Italia»

In Rete circolano foto e «false informazioni. Si dice “Ebola è arrivato a Lampedusa, 3 casi, condividi”, ma è falso». Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, durante il question time alla Camera, mostrando una foto dal proprio cellulare. È «in corso – ha detto – un tentativo di procurato allarme». ‘ Il ministro ha ribadito che «non c’è nessun rischio di contagio in Italia, c’è un grave problema in Africa dovuto a condizioni igienico-sanitarie fuori da ogni criterio dei paesi occidentali». Lorenzin ha ricordato che in Italia le misure preventive di controllo sono già state prese. «Noi abbiamo agito prima degli altri – ha affermato rispondendo all’interrogazione di alcuni deputati leghisti – ma in modo silenzioso per evitare allarmismi, abbiamo allertato porti, aeroporti, compagnie aeree e tutti gli interessati che da mesi fanno check e controlli in chi arriva dalle zone interessate. Dal 21 giugno inoltre abbiamo iniziato a fare i controlli sanitari sui rifugiati direttamente in mare, e predisposto anche i sistemi per una eventuale quarantena in mare. Ritengo quindi di poter tranquillizzare la popolazione». Sul fronte dell’emergenza sanitaria internazionale, secondo i nuovi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) i decessi sono stati, al 4 agosto scorso, 932 mentre sono 1.711 i casi accertati in quattro paesi africani (Guinea, Liberia, Sierra Leone e Nigeria). In un comunicato congiunto tre dei principali esperti mondiali del virus, tra cui Peter Piot, uno degli scopritori di Ebola, si appellano all’Oms perché permetta una sperimentazione “sul campo”. I trattamenti, spiegano Piot, David Heymann del Chatham House Centre on Global Health Security e il direttore del Wellcome Trust Jeremy Farrar, non sostituirebbero le misure di prevenzione, che però stanno fallendo per le condizioni delle infrastrutture sanitarie. «Ai governi africani dovrebbe essere permesso di prendere decisioni informate sull’usare o no questi trattamenti – scrivono i ricercatori – ad esempio per proteggere e curare i lavoratori sanitari che operano in zone ad alto rischio di infezione». Intanto, dopo gli Usa anche la Spagna si rimpatria un suo cittadino colpito da ebola. Sarebbe così il primo caso di un malato che arriva in Europa. Madrid ha inviato un aereo militare, con un team medico, per il rimpatrio di un missionario di 75 anni, che ha contratto il virus in Liberia. Lo ha annunciato il ministero della Difesa spagnolo. Il responsabile della Sanità, Vineusa ha spiegato che il missionario, Miguel Pajares, sarà condotto in un ospedale pronto a ospitare questo tipo di patologie: «La sicurezza è garantita».