Il Senato accelera sulle riforme. Il trucco c’è e si vede: il fuggi-fuggi sui punti bollenti

Procede a ritmo serrato, al Senato, la votazione del ddl sulle riforme costituzionali. I lavori sono ricominciati alle 14 e nel giro di poco si è iniziato a registrare il via libera in sequenza degli articoli. Tanto che c’è chi scommette sul fatto che il testo potrebbe essere licenziato anche prima della scadenza fissata per l’8 agosto, venerdì. Questa settimana vede in agenda anche l’incontro tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, come confermato dal capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, Paolo Romani, il quale ha chiarito però che «le agende ancora non si sono incrociate, quindi non si conoscono ancora giorno e luogo». Intanto in aula, si assiste a una accelerazione. Dopo lo stallo rappresentato dagli articoli 1 e 2, che rispettivamente istituiscono il Senato delle autonomie e ne fissano in 100 il numero dei componenti, le votazioni oggi sono apparse più semplici. Si è partiti dall’articolo 3, quello che abolisce i senatori a vita, fissando in cinque il numero dei senatori nominati dal Presidente della Repubblica e in sette non rinnovabili il numero di anni in cui potranno restare in carica. Poi è stata la volta dell’articolo 4, che ha cancellato la parola Senato dall’articolo della Costituzione sulla durata delle Camere, e dell’articolo 5, sui paletti alla nomina a senatore. Nessuno degli argomenti politicamente più sensibili era in votazione. La relatrice Anna Finocchiaro ha chiesto di interrompere i lavori all’articolo 9, per evitare di entrare in un campo troppo di merito. Il successivo articolo rappresenta «il cuore del provvedimento sulle funzioni legislative del Senato», ha detto, motivando la richiesta di fermarsi prima con l’assenza dell’altro relatore, Roberto Calderoli, colpito dalla morte della madre. Anche il nodo dell’immunità, contenuto nell’articolo 8, è stato scavalcato: gli emendamenti aggiuntivi al testo sono stati esclusi dalla votazione d’aula. Il tema è comunque entrato nella discussione, con la Finocchiaro che ha ribadito che «i relatori restano al testo introdotto in commissione e dalla commissione approvato, ovvero la restaurazione del regime vigente» e il sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti che ha sottolineato che quella è la versione «fatta propria dal governo», aggiungendo comunque che «il confronto è aperto». Gli altri nodi politici sono rappresentati dalle modalità di indizione dei referendum e dalla composizione della platea per l’elezione del presidente della Repubblica. La seduta, comunque, non è stata indenne da proteste e polemiche: il Movimento 5 Stella ha nuovamente abbandonato l’aula, parlando della riforma come di una «porcata» e Vannino Chiti del Pd è tornato a ride che «il Senato non elettivo per me resta un errore».