Il pacifismo cieco ha fatto più danni delle guerre. E oggi paghiamo il prezzo dei deliri arcobaleno

È stato e continua ad essere il pacifismo ideologico uno dei fattori della decadenza morale, degli equivoci, dei valori stravolti. È stata la stagione delle bandiere arcobaleno alle finestre, degli Agnoletto, dei cortei non-violenti che devastavano le città, degli slogan contro i nostri militari morti in missione, a minare alla radice la consistenza e la credibilità italiana. Perché – è bene dirlo – la politica è stata condizionata da quelle piazze, ha frenato nelle decisioni importanti, non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo, sempre nel timore di essere additata dai buonisti e quindi di finire stritolata dai giornali di sinistra. Non è un caso se adesso, di fronte alle stragi dei cristiani, le truppe arcobaleno siano scomparse, le femministe abbiano perso la voce, i militanti dei centri sociali siano comodamente a bere bicchieri di birra. Facevano tutt’altro ai tempi dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Libia. E brindarono alla morte di Gheddafi, sbeffeggiando gli accordi che il Raìs aveva chiuso con Berlusconi, ponendo un freno allo sbarco di immigrati sulle nostre coste. Ora però c’è qualcuno che ammette la verità. Con ritardo e dopo qualche stagione di astio: «Al pacifismo di chi vuol dialogare con gli sgozzatori dell’Isis e pensa di risolvere tutto con una pacca sulle spalle, io proprio non credo. Quante anime belle, da Cinquestelle a Sel», ha detto Pier Ferdinando Casini, in un’intervista a Repubblica. E sulla Libia? «Sarebbe stato meglio tenersi Gheddafi. L’intervento scatenato da Sarkozy e Cameron si è risolto in un atto di autolesionismo. Devo dire – ha aggiunto – che da questo punto di vista aveva ragione Berlusconi: la Libia del dopo-Gheddafi è un paese ingovernabile, con il ritorno dei califfati islamici, come a Bengasi». Una vera e propria confessione, quella del leader dell’Udc. «È da apprezzare Casini – ha commentato Mariastella Gelmini – quando riconosce che aveva visto lungo il presidente Berlusconi quando ammoniva sui rischi che si correvano con la caduta di Gheddafi. Oggi stiamo pagando, e l’Italia più di tutti, la miopia di chi avrebbe dovuto considerare con più attenzione quella vicenda. Se l’Egitto non è esploso lo si deve alla fedeltà tradizionale del suo esercito e del generale al-Sisi». Le “primavere arabe” «salutate con un entusiasmo ingenuo e quindi ancora più colpevole lasciano sulla sabbia del deserto migliaia di morti. La pulizia etno-religiosa contro i cristiani ha trovato finora una reazione tiepida da parte dell’Europa che si è mossa ancora una volta tardi, in ordine sparso e in piena confusione strategica. La voce del mondo libero e democratico si leva troppo flebile per essere credibile e ascoltata». Ma l’Europa si muove quando è spinta da interessi economici. È un’Europa che non ci piace, equivoca e contraddittoria, buonista e arida. Quindi perfettamente in linea con i pacifisti. Equivoci e contraddittori, buonisti e aridi.