Il dna incastra il giapponese “fabbrica-bebè”. Si sospetta un traffico di minori

Il test del Dna conferma che il ricco giapponese sospettato di gestire una “fabbrica dei bebè” in Thailandia è il padre di almeno 15 bambini avuti da madri surrogate, ossia tutti quelli su cui è stato effettuato il test. Lo ha rivelato all’agenzia France Presse un medico della polizia di Bangkok, che è sulle tracce dell’uomo dalla scoperta l’8 agosto di un appartamento che ospitava 9 neonati. Il giovane giapponese, Mitsutoki Shigeta (24 anni), è figlio di un miliardario magnate delle telecomunicazioni, e ha lasciato il Paese pochi giorni prima del blitz degli agenti. Sta comunque collaborando a distanza, tanto che il test del Dna è stato eseguito a partire da un campione che lui stesso ha inviato. Resta non chiaro il motivo della condotta di Shigeta, contro cui non è ancora stata formalizzata per ora un’accusa. Dopo le prime ipotesi di traffico di minori, le ultime rivelazioni dei media giapponesi hanno fatto emergere la volontà del giovane di “mettere al mondo mille figli”; non si capisce se per megalomania o per altri scopi. Una delle bizzarre ipotesi è che Shigeta intendesse avvalersi di futuri collaboratori-discendenti per gestire il suo ingente patrimonio. Il caso è scoppiato in seguito alla toccante storia del piccolo Gammy, il gemellino Down e con un cuore malato che la madre surrogata thailandese sostiene sia stato rifiutato dai genitori biologici australiani. I due casi hanno portato alla luce la diffusione della pratica delle “madri in affitto” in Thailandia, dove sarebbe illegale se fatta a scopo di lucro; le autorità di Bangkok sembrano ora intenzionate ad applicare un giro di vite, con conseguenze per le centinaia di coppie straniere in attesa di figli da madri surrogate thailandesi.