Il centrodestra con Obama: bene i raid in Iraq per salvare i cristiani

L’Occidente si è finalmente accorto che l’Iraq – dopo ben due interventi armati delle forze internazionali – era tutt’altro che “pacificato”, anzi, sta peggio di prima. Gli Usa venerdì hanno deciso obtorto collo di tentare di fermare l’avanzata dell’esercito islamico. «L’Isis rappresenta una minaccia per tutti gli iracheni», ha detto il vicepresidente americano Joe Biden durante un colloquio telefonico con il neoeletto presidente dell’Iraq, il curdo Fouad Masum. Biden ha ribadito l’impegno del presidente americano Barack Obama di assistere e proteggere i civili iracheni intrappolati sul monte Sinjar e l’importanza di formare un nuovo governo. «Come commander in chief non permetterò che gli Stati Uniti siano trascinati in un’altra guerra in Iraq. Le truppe americane non torneranno a combattere in Iraq perché non c’è una soluzione militare americana alla crisi», ha detto da parte sua Obama nel discorso settimanale. Il capo della Casa Bianca ha aggiunto che «continueremo la nostra strategia in Iraq. Proteggeremo i nostri cittadini. Lavoreremo con la comunità internazionale per affrontare questa crisi umanitaria. Aiuteremo a prevenire che questi terroristi abbiano un paradiso permanente da cui attaccare l’America. Gli Stati Uniti non possono e non devono intervenire ogni volta che c’è una crisi. Ma quando c’è una situazione come quelle sul monte Sinjar, quando innocenti si trovano ad affrontare un massacro e quando noi abbiamo la possibilità di prevenirlo, gli Stati Uniti non possono guardare da un’altra parte» ha aggiunto Obama, sottolineando che è iniziato uno sforzo umanitario per aiutare i civili iracheni intrappolati sulla montagna.

A quanto pare la decisione del presidente Usa di avviare aiuti umanitari in Iraq e attacchi contro obiettivi Isis sarebbe stata presa nella serata del 6 agosto, tra la fine del summit con i leader africani e la cena fuori con Michelle e alcuni amici. Lo rivela Bloomberg. Nei 5 minuti di tragitto in limousine dal Dipartimento di Stato alla Casa Bianca con il capo di stato maggiore interforze Martin Dempsey, i timori di Obama sono stati confermati: l’offensiva da parte dei militanti dell’Isis aveva raggiunto un punto critico. Una volta arrivato alla Casa Bianca, il presidente ha avuto un incontro di un’ora con Dempsey e altri alti consulenti militari. Giovedì mattina Obama aveva già deciso che gli Usa avrebbero avviato gli aiuti umanitari con il lancio di viveri e medicine alle minoranze intrappolate nella montagna del Sinjar. Ma aveva anche preso in considerazione l’ipotesi di bombardare obiettivi mirati: il piano insomma sarebbe stato approvato giovedì pomeriggio e in serata poi è arrivato l’annuncio.

Positivi i commenti del centrodestra italiano: «Tutta la nostra solidarietà ai cristiani vittime di una persecuzione che arriva al genocidio in Iraq e in Nigeria e in altre parti del mondo. L’intervento militare degli Usa in Iraq è del tutto giustificato. È auspicabile che sia gli Usa sia la Ue riprendano a far politica in Medio Oriente correggendo gli errori finora fatti a partire da quello di favorire in alcuni Paesi le espressioni politiche della Fratellanza Musulmana», ha infatti commentato Fabrizio Cicchitto (Ncd), presidente della commissione Esteri della Camera. Da parte sua il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli ha detto che «i bombardamenti americani contro le postazioni dell’Isis sono benedetti: hanno consentito ai Peshmerga di respirare, di ricacciare almeno di poco i jihadisti dell’Isis, e di aprire almeno in parte piccoli corridoi umanitari per recuperare i civili in fuga, cristiani, caldei, yezidi». Intanto gli Stati Uniti hanno nuovamente paracadutato sull’Iraq viveri e acqua destinati alle popolazioni minacciate dall’avanzata dei jihadisti nel nord del Paese, come già avevano fatto giovedì notte.  Tre aerei cargo scortati da due caccia F/A-18 hanno lanciato rifornimenti per le migliaia di iracheni minacciati dallo Statro islamico.