Il cardinale Bagnasco tuona contro la comunità internazionale: si mobiliti per fermare le persecuzioni dei cristiani

Duro j’accuse del cardinale Angelo Bagnasco contro una comunità internazionale indifferente e distratta che continua a non “vedere” le persecuzioni dei cristiani. Davanti alla «crudele persecuzione che uccide cristiani – ha detto il presidente della Cei – e altre minoranze religiose in Iraq e in altre parti della terra la nostra coscienza deve ribellarsi. Dobbiamo gridare che se dalla comunità internazionale non si levano forte e insistente condanna e presa di distanza dalla inaccettabile vergogna è una viltà imperdonabile».  Parole dure quelle che Bagnasco ha pronunciato a Genova durante l’omelia al santuario della Madonna della Guardia, nell’anniversario dell’apparizione della Vergine: «Non possiamo tacere davanti al progetto in atto di cancellare i cristiani dalla Terra Santa come da altri luoghi. Sarebbe abbandonare tanti fratelli che soffrono per la fede e l’umanità alla barbarie». Se la voce degli uomini è tremante e interessata, «tutti ricordino che il tribunale della storia, ma soprattutto quello di Dio, comunque chiederà conto non a una comunità anonima dietro cui trincerarsi, ma agli individui concreti, colpevoli del silenzio», ha detto ancora Bagnasco. «La nostra parola di condanna e l’appello al rispetto dei diritti umani – ha poi affermato il presidente della Cei – diventa preghiera accorata e testimonianza convinta. Per non abbandonarli, infatti, dobbiamo uscire dall’indifferenza, da una fede stanca e sofisticata; uscire allo scoperto con la gioia del Vangelo, anche se questo ci procurasse derisione e fastidi».  E infine il presidente dei vescovi italiani invita i cristiani a non “giustificare” i crimini contro l’uomo: «Spesso le cronache fanno pensare a una società al tramonto. In questi giorni siamo alluvionati da notizie che spaventano per violenza e barbarie: l’orrore circola nel mondo, dietro la porta accanto o lontano. Colpisce non solo l’orrore, ma anche l’esibizione infamante dell’orrore. E sconcerta la pretesa di giustificarlo».