Il cardinal Filoni, inviato del Papa in Iraq: l’Isis non nasce dal nulla, vi sono stati errori su errori

Papa Francesco, è “molto, molto preoccupato. Sente su di sé il dramma di questa povera gente costretta ad abbandonare tutto per non morire. Centinaia di migliaia di persone in fuga senza nulla. Non potendo partecipare di persona mi ha incaricato di recarmi tra loro. Ma è come se fosse lui stesso a farlo”. Lo dice il cardinal Fernando Filoni, scelto dal Papa come inviato in Iraq, dove è stato anche nunzio apostolico nel 2003 durante la seconda guerra del Golfo. “In questi dieci anni – dice in un colloquio con il Messaggero – vi sono stati attentati su attentati, errori su errori, altri problemi, debolezze varie, fino a portare il Paese in una sostanziale fragilità”. L’esplosione di inaudita violenza dei terroristi dell’Isis non nasce all’improvviso. L’Occidente ha prima intrapreso una guerra contro il regime di Saddam, e poi ha abbandonato il paese a se stesso. Secondo il cardinale, “non si può pensare che questa forza, l’Isis, si sia materializzata da un giorno all’altro così, mettendo in crisi tutti. Bisogna semmai vedere da quanto tempo covava sotto la cenere questa realtà. Chi l’ha sostenuta, chi non ha fatto nulla per fermarla”. Ora il futuro dei cristiani in Iraq, sottolinea, “è una incognita che genera dolore e lacerazione. È un interrogativo che si pone il Patriarca caldeo con tutti i vescovi. La presenza dei cristiani si affievolisce sempre di più. Drammaticamente. Ed è un destino che accomuna i cristiani ad altre minoranze. Se scomparissero sarebbe una perdita per tutti”.