Il Bronzo di Riace in perizoma è l’emblema di un patrimonio artistico abbandonato a se stesso

Parla dei rischi di uno spostamento, della necessità di tutelarli, della differenza di tra «una fabbrica di bulloni» e un museo, «che non nasce per fare cassa». All’indomani dell’inchiesta del Corriere della Sera, che ha preso i Bronzi di Riace ad esempio della scarsa valorizzazione del patrimonio artistico italiano, la soprintendente ai beni archeologici della Calabria, Simonetta Bonomi, dice la sua per spiegare perché l’ufficio che dirige è contrario all’ipotesi che i due guerrieri vadano a Milano in occasione dell’Expo.

«La loro struttura è fragile anche da un punto di vista meccanico e non solo chimico-fisico. Spostarli vuol dire assumersi una grande responsabilità», ha detto, rivendicando il fatto che al Museo Archeologico di Reggio Calabria invece ci sono tutte le condizioni perché siano custoditi nel migliore dei modi. Il Museo è stato riaperto al pubblico dopo quattro anni di chiusura per un restauro costato 32 milioni. Anche questo è stato oggetto di polemiche, in virtù di incassi considerati troppo scarsi. E anche su questo ha risposto la Bonomi, chiarendo che «qualcuno non capirà, ma mi auguro di non superare mai i 240mila ingressi (annui, ndr), perché le visite ai Bronzi di Riace hanno limitazioni di tempo e quindi il museo soffre spesso per l’inevitabile usura causata dai numeri, soprattutto delle scolaresche». Dunque, sembra di capire che, per il loro bene, i Bronzi sarebbe quasi meglio guardarli solo in cartolina. È una possibilità, però la soprintendenza dovrebbe attrezzarsi per evitare anche incidenti sul fronte dell’immagine: dopo la pubblicità istituzionale per promuovere il turismo in Calabria, che li ritraeva alla strega di due bulli, ora uno dei due Bronzi è stato trasformato in una sorta di Drag queen dal fotografo Gerald Bruneau, che lo ha immortalato – come si può vedere sul sito di Dagospia – con velo da sposa, boa fucsia e perizoma leopardato. Una bravata compiuta sotto il naso della soprintendente e in beffa di tutte le sue accortezze: «Mi fece vedere uno scatto con la statua A con dietro il tulle bianco ed era molto bella. Poi, a mia insaputa, ha scattato le altre immagini, che sono terribili. Quando i custodi se ne sono accorti sono intervenuti e lo hanno bloccato, ma evidentemente era già riuscito a fare alcuni scatti», ha detto la Bonomi, aggiungendo che «per me era scontato che se le tenesse per sé, visto che non era state autorizzate, ma adesso vedo che sono uscite e non so come». Tra le altre cose, la Bonomi ha detto che «l’Expo non è Milano, ma un’iniziativa che punta a valorizzare l’immagine di tutta l’Italia». Ecco, a questo proposito, sarebbe interessante sapere quale immagine ritiene che emerga dalla vicenda Bruneau. Ma questo, AD OGGI, non è dato conoscere.