I grillini e la politica estera: i terroristi del Califfato? Meglio lasciarli stare…

I grillini e la politica estera: la superficialità di cui vengono accusati i Cinquestelle ha finora prodotto effetti più comici che tragici, tutto sommato innocui (questione di microchip, insomma, o di superstizioni a proposito delle sirene…) ma a leggere l’intervista a La Stampa del capogruppo M5S alla commissione Esteri della Camera c’è da restare davvero sbigottiti per la superficialità delle risposte. Lo scanerio di cui si parla è quello dell’Iraq e del Califfato dell’Isis. Verissimo che fu la guerra di Bush in Iraq a creare le condizioni per l’instabilità attuale, un conflitto di cui fu partecipe anche l’Italia, ma di qui a dichiarare la non interferenza dell’Occidente in nome di un generico pacifismo ce ne corre. Ma Manlio Di Stefano non è solo un pacifista senza se e senza ma, è anche uno capace di lanciarsi in un’avventurosa difesa dello Stato islamico dell’Isis colpevole dei massacri che le cronache ci hanno raccontato nei giorni scorsi a i danni di cristiani, yazidi, sciiti e militari iracheni.

Eccola: “fenomeni radicali come l’Isis sarebbero da approfondire con calma e rispetto delle cause che sono dietro la situazione attuale”. E ancora: Noi occidentali abbiamo dato per scontato che la nostra fosse l’unica democrazia possibile. Affrontare le cause con rispetto significa interrogarsi se non ci siano altre forme di governo e di democrazia che vanno bene per i posti dove sono”. Ma può andar bene un governo jihadista che procede con fucilazioni di massa e continue violazioni dei diritti umani? La risposta è banale e scontata: “Anche in Palestina si muore in questo modo”. Non solo, ma le bombe contro i terroristi sono inutili: “Siamo sicuri – è il profondo interrogativo di Di Stefano – che per ogni terrorista morto non ne nascano altri cento?”.