Grasso s’inventa “castigamatti”. Ma chiude la stalla quando i buoi sono già scappati

Sarà forse perché questo potrebbe essere l’ultimo Senato della storia repubblicana. E quindi ci tiene a garantire un epilogo dignitoso. Sarà anche perché è pur sempre un uomo d’ordine e un inflessibile interprete della legge. Oppure sarà perché i suoi nervi sono stati probabilmente  messi a dura prova da giornate di ostruzionismo grillino e vendoliano. Sarà per quello che volete, fatto sta che ultimamente il presidente Grasso lancia fulmini e saette dallo scranno più alto di Palazzo Madama. Giorni fa, davanti ai tumulti che sono costati la lussazione di una spalla a una parlamentare dell’Ncd,  s’è lasciato sfuggire che avrebbe chiesto l’intervento della «polizia» per riportare la calma, salvo poi precisare che alludeva alla «polizia d’aula» (cioè i commessi). Ora, nel corso della no stop finale sul ddl riforme, la seconda carica dello Stato ha lanciato un altro brusco (e inusitato) richiamo all’ordine: non s’è limitato  a espellere il senatore del M5S, Stefano Lucidi, reo di essersi imbavagliato durante le votazione degli emendamenti al disegno di legge costituzionale; ha anche ammonito che «d’ora in poi, chi interrompe i lavori sarà fuori». Benissimo! Finalmente è arrivato il “castigamatti”, colui che sicuramente riporterà ordine, dignità e serietà in un parlamento che spesso pare un circo equestre e una stolida fiera delle vanità. E ci voleva un magistrato per riuscire in una simile, ardua impresa? Il presidente del Senato la pensa evidentemente così, ignaro del fatto che la decadenza dell’istituzione parlamentare viene da molto lontano e che non dipende tanto dalla variopinta umanità che popola oggi l’assemblea, quanto dal fatto che decenni di riforme promesse e mai realizzate, di esproprio silenzioso e progressivo della sovranità della democrazia, di declino complessivo della politica non possono che regalarci gli  spettacoli cui siamo costretti attualmente ad assistere. Un politico di lungo corso questi processi li conosce bene e risponde, quando può, con l’arma dell’ironia. Un magistrato “prestato” alla politica sperimenta solo ora la decadenza delle istituzioni rappresentative . E pretende di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati.