Fra Dolcino, l’eretico studiato da Labriola, potrebbe essere il nuovo eroe della sinistra senza più miti

La battuta di Woody Allen: “Dio è morto, Marx è morto e anche io non mi sento molto bene” non deve impensierire i supporter dell’egualitarismo di derivazione marxista che ora possono contare su un nuovo “eroe”, Fra Dolcino, l’eretico che predicava la comunione dei beni e che finì sul rogo nel 1307, inserito anche da Umberto Eco nel suo romanzo Il nome della rosa.

Antonio Labriola, massimo filosofo marxista italiano, dedicò alla figura di fra Dolcino due corsi universitari. Gli appunti inediti su quelle lezioni, ora ritrovati tra le carte del filosofo da Alessandro Savorelli, sono stati pubblicati dalle Edizioni della Normale per ricordare una figura di prima grandezza della vita religiosa italiana e uno dei più grandi intellettuali della nostra storia nazionale (Antonio Labriola, Fra Dolcino, ed. della Normale, pp. 112, euro 10). Interessante il fatto che Labriola però, al contrario di Kautsky, non vede nella vicenda di Fra Dolcino un esperimento di comunismo ante litteram ma ne inserisce la biografia in un contesto di mutamento sociale che interessa le campagne. Non sfugge inoltre a Labriola il carattere religioso della predicazione rivoluzionaria di Fra Dolcino, che riprende la tradizione millenaristica di Gioacchino da Fiore. Il successivo studio delle eresie medievali avrebbe dimostrato che questi fenomeni si inquadravano nel cuore di una temperie spirituale che nulla aveva a che fare con l’ansia proletaria di riscatto.

Pure il fascino di Fra Dolcino resta intatto anche nell’interpretazione sociologica che ne fornisce Labriola. La data della sua nascita va collocata presumibilmente nella seconda metà del ‘200 nel Novarese. Verso il 1290 aderì al movimento degli apostolici, cui aveva dato inizio, intorno al 1260, la predicazione penitenziale di Gerardo Segarelli.

Nel 1286 Onorio IV, con la bolla Olim felicis recordationis, decretò lo scioglimento degli apostolici, ed è su tali premesse che quanti di essi persistettero nella loro scelta iniziale si avviarono irrimediabilmente sulla strada della ribellione, divenendo perseguibili come eretici. 

Gerardo Segarelli fu bruciato a Parma nel luglio del 1300. Il mese seguente Dolcino, come capo dell’Ordine, indirizzò una lettera  a tutti i fedeli di Cristo in cui annuncia la completa imminente rigenerazione della Chiesa, grazie all’avvento di un papa santo, l’individuazione negli apostolici del primo nucleo della futura Chiesa spirituale che dopo molte persecuzioni avrà il sopravvento. Scorrerie, imboscate, veri e propri episodi di guerriglia, caratterizzarono l’ultimo anno di lotta degli apostolici. Contro di lui il papa Clemente V autorizzò una crociata: Dolcino, catturato assieme alla sua compagna Margherita, anch’essa bruciata viva, finì sul rogo a Vercelli dopo essere stato sottoposto a torture e mutilazioni.