Ebola, il virus va più veloce del previsto: l’Africa corre ai ripari, solo in Italia nessuno si muove

Tra il 14 e il 16 agosto scorso un totale di 113 nuovi casi di malattia da virus di Ebola (confermati o sospetti) e 84 decessi sono stati segnalati negli Stati africani di Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone. Lo ha annunciato  l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). Dallo scoppio dell’epidemia nei 4 Paesi colpiti si contano 1.229 di decessi su un totale di 2.240 casi. Uno dei sindacati di hostess e steward di Air France ha lanciato un appello ai vertici della compagnia francese perché interrompano i voli da e verso Conakry, in Guinea, e Freetown, in Sierra Leone, per mettere il proprio personale al riparo dai rischi di contagio da ebola. La compagnia francese continua ad assicurare un volo al giorno da Parigi a Conakry e quattro voli a settimana per Freetown, ma da inizio luglio consente al suo personale di rifiutare di lavorare su queste tratte. «Diversi di questi voli sono stati annullati per mancanza di personale di cabina», sostiene un sindacalista parlando alla stampa transalpina, anche se la Air France smentisce l’informazione. La compagnia si è impegnata a fare tutto il possibile per tutelare la salute dei suoi dipendenti: è stato messo in atto un protocollo con le autorità sanitarie, e chiunque lavori sui voli diretti verso Paesi a rischio riceve un briefing mirato. Inoltre, su tutti i voli sono messi a disposizione dei kit di protezione con guanti, maschere protettive e un gel idralocolico disinfettante, mentre il personale di terra controlla la temperatura di tutti i passeggeri prima di farli imbarcare. Intanto il Camerun ha chiuso le sue frontiere con la Nigeria per prevenire la diffusione del virus. Lo ha annunciato il ministro camerunese della Comunicazione e portavoce del governo Issa Tchiroma Bakary. «Tutte le frontiere (aeree, marittime e terrestri, ndr) del Camerun con la Nigeria sono chiuse. Preferiamo prevenire piuttosto che guarire», ha precisato la stessa fonte. Anche la Tunisia corre ai ripari: predisposto un programma speciale di prevenzione contro la propagazione del virus Ebola da parte delle autorità sanitarie. L’Osservatorio nazionale delle malattie nuove ed emergenti rivela che nessun caso ancora è stato registrato in Tunisia ma che è stata creata una commissione apposita per la sorveglianza della malattia nel Paese e per monitorare l’evoluzione della stessa nelle nazioni interessate, in particolare sono stati allertati gli ospedali di Rabta e quello militare a Tunisi, e quelli di Sousse, Monastir e Sfax per assicurare cure adeguate agli eventuali casi sospetti che si dovessero verificare. l’Osservatorio nazionale assicura anche la sorveglianza epidemica ai passaggi frontalieri in coordinazione con la direzione degli aeroporti e delle società di trasporto aereo nonché delle agenzie di viaggio per controllare i viaggiatori provenienti dai paesi dell’Africa occidentale dove il virus si è diffuso.

A quanto pare insomma l’avanzata del virus procede più veloce del previsto e per fermare il contagio in Africa Occidentale ci vorranno almeno sei mesi, almeno secondo le previsioni di Medici senza frontiere (Msf). L’Europa, che sta adottando alcune misure per proteggersi dal virus, tira invece un sospiro di sollievo dal momento che si è rivelato negativo quello che poteva essere il primo caso europeo di Ebola. La donna britannica trovata morta a Vomp in Austria, dopo un viaggio in Nigeria, è infatti deceduta per altre cause. La cittadina britannica di 48 anni era rientrata il 12 agosto in Tirolo, da un viaggio nel Paese africano ed era morta poco dopo nella sua abitazione. Ma, come ha comunicato il land Tirolo, non si tratta di Ebola, dal momento che il test ordinato dal medico distrettuale ha dato esito negativo. Intanto Frontex, l’agenzia dell’Unione europea per la gestione delle frontiere, ha deciso di sospendere fino a nuova decisione i voli di rimpatrio in Nigeria degli immigrati clandestini a causa dell’epidemia. «Alcuni Paesi – ha aggiunto la portavoce Ewa Moncure da Varsavia, sede di Frontex – fra cui l’Austria, hanno preso una decisione simile». E in Gran Bretagna tutte le università sono state allertate e istruite su come gestire un’eventuale focolaio di epidemia di Ebola. Se Liberia, Guinea e Sierra Leone, hanno a malapena qualche studente iscritto, la Nigeria invece è il quarto Stato per numero di studenti stranieri iscritti alle università britanniche: 9.630 nell’anno accademico 2012-13. C’è poi da segnalare la decisione del Burkina Faso, che pur non avendo registrato finora casi di contagio, ha scelto di rinviare sine die il vertice dell’Unione africana (Ua) su “Occupazione e povertà” che avrebbe dovuto tenersi nella capitale Ouagadoudou dal 2 al 7 settembre. In Liberia invece, vicino la capitale Monrovia, Medici senza Frontiere ha iniziato domenica ad assistere pazienti in quello che diventerà il più vasto centro di trattamento dell’Ebola mai realizzato dall’organizzazione. L’apertura del centro è avvenuta il giorno dopo l’irruzione nel centro di cura da parte di alcune decine di uomini che hanno saccheggiato e portato via pazienti e scorte. Il nuovo centro aperto da Msf è progettato per ospitare inizialmente 120 pazienti, e poi arrivare ad accoglierne 400. Come ha ricordato Joanne Liu, presidente di Msf, «la situazione sta peggiorando più velocemente del previsto e il virus si muove più in fretta rispetto alla risposta che possiamo dare. Se non riusciamo a stabilizzare la Liberia – conclude – non riusciremo mai a stabilizzare l’intera regione. Abbiamo bisogno di un impegno di mesi, almeno sei, direi. Tutti i governi devono agire ora se vogliamo contenere l’epidemia».