È scontro sui matrimoni gay: il Comune e la Curia di Bologna come Don Camillo e Peppone

La Bologna “rossa” contro i preti, una riedizione di don Camillo e Peppone. Anche se non c’è il viaggio in Unione sovietica e neppure il celebre rapporto con i giovani d’oggi. Il duello avviene sui matrimoni omosessuali. Anzi, sulla trascrizione nei registri di stato civile dei matrimoni gay contratti all’estero, la nuova pensata di sindaco e giunta “sinistri”. «Avanti tutta», ha detto l’assessore Lepore, suonando la tromba, e chissenefrega della Chiesa. Anzi, ha aggiunto, «il sindaco ha già annunciato che firmerà in prima persona i certificati». È la risposta alle campane di protesta fatte suonare dalla Curia, che aveva attaccato il sindaco sostenendo che la trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all’estero nel registro dello stato civile è una violazione della legge sulla privacy. Secondo il giurista Cavana, sottolinea la Curia, «il provvedimento oltre a risultare in contrasto con la giurisprudenza di legittimità, sembra dimenticare che le informazioni idonee a rivelare la vita o l’orientamento sessuale delle persone, è consentito solo se autorizzato da espressa disposizione di legge o con atto adottato dal garante per la protezione dei dati personali». Secondo il giurista, quindi, il provvedimento in questione «che ordina l’inserimento nell’archivio informatico del Comune di atti privi di ogni rilevanza giuridica, ma tali da rivelare l’orientamento e la vita sessuale delle persone appare formalmente illegittimo se non, almeno in linea teorica, addirittura illecito». Ma la giunta rossa non ci sta. Per motivi ideologici ed elettorali.