E capitan Schettino sale pure in cattedra. La recessione, in Italia, non è solo economica…

C’è qualcosa che indigna di più del caos bagagli dell’Alitalia a Fiumicino, con i turisti che sono partiti e arrivati a destinazione trovandosi senza bagaglio, e chi cercava il biberon per il neonato, chi cercava il cambio, chi cercava informazioni da una compagnia disastrata purtroppo identificata con il nostro paese. C’è qualcosa che conferma che i media non vanno a caccia di notizie, ma di personaggi sgradevoli, caricaturali, offensivi per il buon senso. E li innalzano sul podio dei più seguiti, anziché ignorarne le gesta insipide e disinteressanti. E’ accaduto con Ruby, con Minetti, e ora accade con Francesco Schettino, il comandante della Costa Concordia sotto accusa per omicidio colposo plurimo. Salito in cattedra alla Sapienza di Roma, esattamente la cattedra di psicopatologia, per tenere una lezione sulla “gestione del panico”. Proprio lui che l’ha saputo gestire così bene da andarsene lasciando la nave in balìa del suo tragico destino. Proprio lui che dovrebbe essere solo e sempre ricordato come emblema di una vergogna nazionale. Schettino avrebbe anche pronunciato la seguente frase: «Come mai durante l’attentato alle Torri Gemelle, c’erano persone che si lanciavano dalle finestre e durante il naufragio della Concordia nessuno fece un gesto del genere?». L’Italia non è un paese per gente seria. Neanche l’università si sottrae a questa deriva. E poi ci si stupisce se i nostri atenei stanno fuori dalle classifiche delle università più prestigiose. Come si fa a pretendere meritocrazia se l’esperto cui far fare lezione è uno come Schettino? Come si fa ad essere ottimisti sul destino di un paese dove uno come Schettino è ospite d’onore nei party esclusivi? La Costa Concordia recuperata e riportata in asse sarà pure il simbolo di una nazione che si può risollevare ma le vere nazioni alla fine scelgono anche i loro antieroi. Non li tirano per la giacchetta perché fanno audience. Se ne vergognano. Non ne vogliono sentir parlare. Le nazioni serie, ovviamente.