È ancora battaglia sui tavolini in piazza Navona. Ora i gestori presentano un nuovo ricorso contro i “tagli”

Non si placa, a Roma, il braccio di ferro sui tavolini in piazza Navona. Dopo le serrate dei giorni scorsi di diversi bar e ristoranti, ora due gestori di locali hanno presentato al Consiglio di Stato un ricorso d’appello contro la decisione del Tar che, dando ragione a un’ordinanza del Campidoglio, aveva ordinato di dimezzare la presenza dei tavolini sul suolo pubblico. A renderlo noto è stato il Codacons, secondo cui «è assurdo rivolgersi direttamente al Presidente di sezione del Consiglio di Stato per ottenere un decreto monocratico urgente, senza coinvolgere le altre parti in causa, ossia l’amministrazione comunale e i cittadini». Per l’associazione di consumatori, che chiede al Campidoglio di non fare passi indietro, «si tratta di un tentativo gravissimo di contrastare in ogni modo un provvedimento che finalmente ridà decoro alle piazze romane». I gestori, però, da quando l’ordinanza è diventata operativa denunciano le perdite economiche cui vanno incontro e il rischio di dover licenziare parte del personale. Un allarme cui si è unito anche l’ex sindaco Gianni Alemanno, che in questi giorni è anche sceso in piazza con gli esercenti. «Restiamo chiusi e perderemo circa 8mila euro di incasso giornaliero, ma in queste condizioni non possiamo lavorare», ha spiegato Antonio Tucci, proprietario dello storico ristorante “I 4 fiumi”. Insieme ai gestori di altri quattro locali, nei giorni scorsi, Tucci aveva deciso di imitare la forma di protesta che era stata inaugurata dal bar Bernini e dal ristorante “Tre scalini”. «Restare aperti senza poter mettere i tavolini per noi è un suicidio», ha aggiunto il gestore, che sulla porta di ingresso del ristorante l’altro giorno aveva affisso una copia del documento che attesta le sue uscite mensili per pagare i dipendenti. «Ogni mese – ha spiegato – spendo 12mila euro per pagare tutti, per garantire a oltre venti famiglie un futuro. La situazione, invece, mi sembra che stia precipitando. Ci dicono che potremmo posizionare i tavoli su una parte del marciapiede, ce la faremo bastare ma di sicuro non potrò rinnovare il contratto alle undici persone che sono in scadenza».