Delitto dell’Eur, dagli accertamenti emerge che il killer aveva problemi psichici. E la vittima l’aveva capito…

Il giorno prima di morire Oksana Martseniuk, la domestica ucraina uccisa e decapitata da Federico Leonelli nella villetta romana dell’Eur, aveva inviato al suo datore di lavoro, Giovanni Ciallella, due sms in cui segnalava la stranezza di colui che solo 24 ore dopo si sarebbe rivelato un killer spietato. «Questo è strano» e «mi preoccupa», scriveva la povera colf del suo assassino, poi ferito a morte dalla polizia in un disperato tentativo di fuga, sembra da due agenti, anche se per chiarire con esattezza cosa sia accaduto in quei drammatici istanti, ricostruendo anche la traiettoria dei proiettili, si attendono gli esami balistici.

E se una perizia specifica dovrà chiarire la dinamica della morte di Federico Leonelli, intanto l’autopsia svoltasi all’istituto di medicina legale del policlinico di Tor Vergata ha già rivelato che  il killer è deceduto dopo essere stato colpito da più di un colpo di pistola al torace. Dunque, per accertare l’esatta sequenza della sparatoria, nel novero delle indagini rientra anche l’esame dei filmati delle telecamere a circuito chiuso che si trovano nei pressi della villa di via Birmania, mentre per quanto concerne l’omicidio e la decapitazione della colf ucraina saranno analizzati anche quelli del servizio di videosorveglianza della casa.

Non solo: quel che viene accreditato come sempre più plausibile, e per cui il legale della famiglia Leonelli ha depositato in Procura un’istanza con la quale ha chiesto di effettuare, nell’ambito dell’autopsia, anche una perizia tossicologica, è quanto confermato dal padre del killer, ex alto in grado delle forze armate, secondo cui il giovane avrebbe seguito per diverso tempo una cura farmacologica prescrittagli da uno psichiatra per problemi psichici.

Al setaccio, infine, anche il computer dell’assassino: Leonelli, infatti, avrebbe acquistato le armi da taglio e l’abbigliamento militare su un sito Internet israeliano, deciso ad arruolarsi per combattere i palestinesi. «Gli avevano negato il visto due volte, e per questa ragione era anche andato a parlare col consolato israeliano», ha raccontato Giovanni Ciallella, proprietario della villetta romana in cui si è consumata la tragedia. «Quando l’ho conosciuto era totalmente ateo – ha aggiunto Ciallella – abbiamo parlato più volte di Dio ma diceva di non credere in niente. Poi sosteneva di aver scoperto di essere di origini ebree, e per questo ha cominciato a studiare la storia: durante la notte sparava a tutto volume filmati sulla religione»…

Intanto, tra indiscrezioni e ricostruzioni, testimonianze e accertamenti scientifici, in attesa della verità sullo svolgimento dei tragici fatti di domenica, la sorella del killer ha riservato parole commosse alla povera domestica brutalmente uccisa. «Un pensiero straziato ed angosciato – ha detto la donna – va verso la vittima, con orrore e dolore per quanto ha dovuto patire e per la sua morte. E verso i suoi familiari, nei panni dei quali cerco di mettermi con infinita tristezza».