Da capo delle Br a ospite d’onore delle feste rosse: adesso Curcio è diventato una star

Metti una sera con Renato Curcio e con i compagni pisani della festa rossa di Lari: nella notte di San Lorenzo con le stelle sono fioccate anche le polemiche. Lo storico capo delle Brigate rosse, condannato anche per l’omicidio dei militanti del Msi Giralucci e Mazzola (sentenza definitiva della Cassazione del 2 luglio 1992) ormai è diventato una vedette per i movimenti della sinistra dura e pura. Alla Festa Rossa Lari, manifesto con pugno chiuso e falce e martello bene in vista, la scusa era quella di fargli presentare il suo ultimo libro, Il Pane e la Morte dedicato alle industrie inquinanti e ai rischi per la salute degli operai e del territorio. Un appuntamento che ha scatenato le polemiche delle quali si sono bellamente infischiati gli organizzatori: «Non possiamo accettare – hanno replicato in una nota – che chi tace di fronte alle criminali azioni del governo israeliano o alle leggi liberticide in materia di lavoro e stato sociale, si erga a censore e maestro di una realtà che non vuole conoscere e men che mai modificare».  Motivazioni valide? Non per chi ha un minimo di memoria. Il numero due del consiglio comunale pisano, Riccardo Buscemi di Forza Italia, ha gridato invano la sua indignazione: «Chissà quanti dei giovani presenti alla festa sanno che quel signore ormai anziano, che parla loro di temi così attuali, come l’immigrazione, il razzismo, il lavoro, è stato il fondatore delle Brigate rosse, il gruppo terrorista protagonista degli anni di piombo in Italia, responsabile dell’assassinio di poliziotti, carabinieri, giornalisti, sindacalisti, dirigenti dello Stato e politici statisti. Chissà se sanno che i loro familiari piangono ancora sulle loro tombe. Chissà se sanno chi era Aldo Moro e la storia del suo rapimento, della sua prigionia e della sua esecuzione da parte del “tribunale del popolo” delle Brigate rosse. Renato Curcio, che non si è mai pentito della violenza delle Brigate rosse, oggi è ormai un uomo libero e non ha scelto di avere un atteggiamento defilato e lontano dalla scena pubblica, ma se ne va invece inopportunamente in giro per l’Italia a presentare i suoi saggi e tenere seminari, soprattutto ai più giovani». Altrettanto indignato il commento di Luca Fracassi, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia: «Tutti si indignano per una lezione di Schettino all’università, ma si accetta con indifferenza che a salire in cattedra siano, ancora nel 2014, quei cattivi maestri che nulla hanno da insegnare alle nuove generazioni». Proteste che non sono servite a niente. Tanta gente, applausi e autografi per il capo delle Brigate rosse. In attesa di sfilare su un’altra passerella rossa.